Endocrinologia, nutrizione ed esercizio
In che modo alimentazione e digiuno influenzano il sistema endocrino?
Alimentazione e digiuno modificano continuamente l’ambiente endocrino perché la disponibilità di nutrienti deve essere coordinata con il loro utilizzo e con le riserve energetiche. Dopo un pasto aumentano segnali che favoriscono l’ingresso e l’immagazzinamento dei nutrienti, con un ruolo centrale dell’insulina. Nelle fasi di digiuno acquista maggiore importanza il glucagone e l’organismo orienta progressivamente il metabolismo verso la mobilizzazione delle riserve. A questi segnali si aggiungono ormoni gastrointestinali coinvolti in fame, sazietà e regolazione dell’assunzione di cibo.
Anche la composizione dell’alimentazione può avere effetti specifici. Alcuni nutrienti partecipano alla sintesi ormonale o alla fisiologia di ghiandole come la tiroide, mentre la disponibilità energetica complessiva influenza sistemi riproduttivi e metabolici. Il digiuno non è quindi una condizione in cui gli ormoni “si spengono”, ma una fase fisiologica caratterizzata da un diverso equilibrio dei segnali. La risposta dipende dalla durata, dallo stato nutrizionale e dalle caratteristiche individuali. Alternanza tra fase post-prandiale e digiuno rappresenta una normale modalità con cui il sistema endocrino adatta l’utilizzo dei substrati alle condizioni del momento.
L’introduzione di cibo e i periodi di digiuno producono risposte endocrine differenti perché l’organismo deve alternare fasi di utilizzo, deposito e mobilizzazione dei nutrienti. Dopo un pasto aumenta soprattutto l’insulina, con intensità dipendente dalla composizione del pasto e dalla quantità di nutrienti assorbiti. Contemporaneamente entrano in gioco ormoni gastrointestinali come GLP-1, colecistochinina e altri segnali coinvolti in sazietà, motilità e gestione metabolica. Durante il digiuno, invece, diminuisce il segnale insulinico e aumenta il ruolo di ormoni che favoriscono la disponibilità di substrati, come glucagone e catecolamine.
Questi cambiamenti non vanno interpretati come effetti “buoni” o “cattivi”. Sono le normali oscillazioni che consentono di mantenere la disponibilità energetica tra un pasto e l’altro. Il problema può emergere quando l’ambiente metabolico è alterato, come nella resistenza insulinica, oppure quando restrizione energetica e digiuno vengono applicati in modo incompatibile con fabbisogni e attività della persona. L’esercizio fisico modifica ulteriormente la risposta perché aumenta la captazione di glucosio da parte del muscolo e cambia la sensibilità ai segnali ormonali.
Anche la composizione della dieta influenza l’ambiente endocrino nel tempo. Proteine, grassi, carboidrati e composti bioattivi producono segnali differenti e interagiscono con il microbiota. Non esiste quindi un’unica risposta ormonale “ideale” da ottenere con una strategia alimentare. L’obiettivo fisiologico è la capacità di passare in modo efficiente da una condizione post-prandiale a una di digiuno, adattando continuamente il metabolismo alle reali necessità dell’organismo.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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