Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Sistema immunitario

Allenarsi troppo intensamente può aumentare il rischio di infezioni?

Sì, soprattutto quando intensità e durata elevate si sommano a un recupero insufficiente. Un esercizio molto impegnativo aumenta catecolamine e cortisolo, modifica la distribuzione dei leucociti e produce un importante lavoro di riparazione dei tessuti. Dopo lo sforzo alcune componenti della risposta immunitaria possono mostrare una temporanea riduzione dell’efficienza, creando una fase nella quale la suscettibilità alle infezioni, in particolare delle vie respiratorie, può risultare maggiore.

Questo non significa che l’allenamento intenso sia da evitare. Gli stimoli vigorosi possono produrre adattamenti metabolici e cardiovascolari importanti. Il problema è il rapporto tra carico e recupero. Quando sedute impegnative si accumulano senza tempi adeguati di riposo, il rischio aumenta ulteriormente se sono presenti stress psicologico, sonno insufficiente, disponibilità energetica inadeguata o altri fattori che sollecitano gli stessi sistemi. La risposta immunitaria va quindi letta nel contesto del carico complessivo, non in base all’intensità di una singola seduta. Programmazione, recupero, alimentazione e gestione dello stress fanno parte dello stesso equilibrio che permette all’allenamento di essere uno stimolo adattativo anziché una fonte di sovraccarico.

Un carico molto elevato, soprattutto se ripetuto senza recupero adeguato, può creare una condizione temporanea nella quale alcuni aspetti della funzione immunitaria risultano meno efficienti. Il punto non è però l’intensità di una singola seduta in senso assoluto. Un atleta allenato può tollerare lavori che per un principiante rappresenterebbero uno stress enorme. Il rischio nasce dalla relazione tra stimolo, capacità individuale di adattamento e tempo concesso al recupero.

Periodi di allenamento molto intenso possono sommarsi a competizioni frequenti, viaggi, sonno ridotto, restrizione energetica e stress psicologico. Questi fattori agiscono sugli stessi sistemi neuroendocrini e immunitari e possono aumentare la vulnerabilità alle infezioni delle vie respiratorie. In questo contesto l’allenamento non è necessariamente la causa unica, ma uno dei componenti del carico complessivo. È quindi più utile valutare la somma degli stress piuttosto che attribuire il problema alla semplice presenza di esercizio intenso.

La programmazione dovrebbe alternare fasi di carico e recupero, osservando segnali come calo persistente della prestazione, peggioramento del sonno, stanchezza anomala e frequenza crescente di piccoli malanni. L’obiettivo non è evitare gli allenamenti impegnativi, che sono necessari per molti adattamenti, ma impedire che diventino uno stimolo cronico non compensato. È la gestione del carico, più della sua semplice intensità, a determinare la sostenibilità dello stimolo.

Copertina di Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico

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Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico

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