Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Un grillo nel piatto · Complotti e social

Perché intorno alla farina di grillo sono nate così tante fake news e teorie del complotto?

Perché il tema possiede quasi tutti gli ingredienti necessari per rendere una narrazione complottista efficace: è nuovo per una parte della popolazione, tocca un comportamento quotidiano come il mangiare, genera una forte risposta emotiva di disgusto, coinvolge istituzioni europee e aziende e può essere presentato come qualcosa che “ci vogliono imporre”.

Le teorie del complotto funzionano spesso offrendo spiegazioni semplici a fenomeni complessi. Analizzare una procedura di autorizzazione, leggere un regolamento o distinguere tra rischio reale e rischio percepito richiede tempo. Dire “ce lo metteranno di nascosto” richiede pochi secondi, produce una reazione immediata e si ricorda facilmente.

La diffidenza verso istituzioni, politica e industria fornisce un altro terreno fertile. Se una persona parte dal presupposto che le informazioni ufficiali siano necessariamente manipolate, qualunque smentita diventa parte del complotto stesso. In questo modo la teoria diventa difficile da falsificare: l’assenza di prove viene interpretata come la prova che qualcuno le abbia nascoste.

I social amplificano il fenomeno perché premiano i contenuti capaci di generare interazioni. Paura, rabbia e indignazione inducono commenti e condivisioni molto più facilmente di una spiegazione lunga e prudente. Chi produce contenuti può quindi ottenere visibilità, follower, pubblicità o vendite proprio dalla capacità di mantenere alto il livello di allarme.

C’è poi il bisogno psicologico di sentirsi parte di un gruppo che “ha capito” ciò che gli altri non vedono. Espressioni come “sveglia”, “non ce lo dicono” o “basta informarsi” creano una divisione tra chi sarebbe consapevole e una massa ritenuta ingenua. Questa appartenenza può essere molto gratificante soprattutto per chi percepisce poca fiducia o controllo nella propria vita.

La farina di grillo si presta perfettamente a questo meccanismo perché, prima ancora dei dati, provoca una reazione viscerale. È più facile credere a una notizia allarmante quando conferma qualcosa che già ci disgusta.

La difesa più efficace non è ridicolizzare chi ha dubbi. È distinguere le domande legittime dalle affermazioni prive di prova, verificare le fonti, leggere le etichette e accettare che una risposta scientificamente corretta possa essere meno spettacolare di una fake news, ma molto più utile.

Copertina di Un grillo nel piatto: cosa sapere sull'uso alimentare degli insetti

Fonte di approfondimento

Un grillo nel piatto: cosa sapere sull'uso alimentare degli insetti

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