Un grillo nel piatto · Etichette e normativa
È vero che la farina di grillo può essere inserita negli alimenti senza dichiararlo in etichetta?
No. L’idea che un’azienda possa aggiungere farina di grillo a pane, pasta, biscotti o altri prodotti senza indicarlo al consumatore contrasta con le regole di etichettatura descritte per gli alimenti e, nello specifico, con quelle previste per i novel food. L’elenco degli ingredienti non è facoltativo: ciò che entra nella preparazione deve comparire in etichetta, con ulteriori cautele quando sono coinvolti ingredienti che possono determinare reazioni allergiche.
Nel caso della polvere di Acheta domesticus la questione è ancora più evidente perché il prodotto è stato autorizzato all’interno di precise condizioni d’impiego. Non esiste quindi un “via libera” generico a usare farina di grillo ovunque e in qualunque quantità. Sono previste categorie alimentari specifiche e limiti massimi di utilizzo diversi a seconda del prodotto. Questo rende poco credibile già sul piano normativo l’idea di un’aggiunta indiscriminata o occulta.
Anche il timore che una farina comune possa essere “tagliata” di nascosto con quella di grillo perché più proteica non regge. Oltre all’obbligo di dichiarare gli ingredienti, la farina di frumento possiede naturalmente una propria quota proteica: trovare sull’etichetta 10 o 11 grammi di proteine per 100 grammi non è affatto la prova della presenza di insetti. È semplicemente un valore compatibile con una normale farina di grano.
C’è infine un elemento pratico: la farina di grillo, soprattutto nella fase iniziale della sua diffusione, ha costi molto superiori rispetto alle farine tradizionali. Nasconderla in un prodotto economico avrebbe quindi poco senso anche sotto il profilo commerciale. Ma questo è un argomento secondario: il punto decisivo resta che l’etichetta deve consentire al consumatore di sapere cosa sta acquistando.
La scelta può essere favorevole, contraria o semplicemente curiosa. Ma per essere una scelta reale deve poggiare su informazioni corrette. E proprio l’obbligo di dichiarare la presenza dell’ingrediente tutela chi non vuole consumarlo, esattamente come tutela chi desidera provarlo.
Fonte di approfondimento
Un grillo nel piatto: cosa sapere sull'uso alimentare degli insetti
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