Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Un grillo nel piatto · Igiene

Mangiare farina di grillo significa anche mangiare le feci o il contenuto intestinale degli insetti?

No. Una delle immagini più efficaci utilizzate per suscitare repulsione consiste proprio nel descrivere la farina di grillo come l’insetto intero triturato insieme a tutto ciò che contiene. La filiera produttiva prevista non funziona in questo modo.

Prima dell’abbattimento è previsto un periodo di digiuno di almeno 24 ore, finalizzato allo svuotamento dell’apparato digerente. Gli insetti vengono successivamente abbattuti mediante congelamento, lavati e sottoposti a trattamento termico. Seguono essiccazione, eventuale estrazione di parte della componente lipidica e macinazione. Questi passaggi non sono dettagli folkloristici, ma parti del processo che serve a rendere la materia prima idonea all’uso alimentare.

Naturalmente parlare di svuotamento intestinale non significa promettere una condizione di sterilità assoluta. Nessuna produzione alimentare reale è “sterile” nel senso comune del termine. Anche frutta, verdura, cereali, carne e pesce entrano in contatto con l’ambiente, con microrganismi e con materiali biologici durante la produzione. La sicurezza alimentare non nasce dall’illusione che il cibo sia stato sempre isolato dal mondo esterno, ma dai controlli applicati lungo la filiera e dai trattamenti adeguati.

Il trattamento termico, in particolare, è uno degli strumenti utilizzati per abbattere la carica microbica. Sono inoltre previsti limiti specifici relativi alla contaminazione microbiologica, alle micotossine e ai metalli pesanti.

La stessa idea che “si mangia tutto il grillo e quindi anche le feci” sfrutta un meccanismo emotivo molto potente: il disgusto. È facile ottenere una reazione negativa evocando immagini repellenti, ma una reazione emotiva non sostituisce la descrizione del processo produttivo.

Chi non gradisce l’idea di mangiare insetti può semplicemente non farlo. Non occorre inventare un rischio per giustificare una preferenza. Sul piano igienico, ciò che conta è che il prodotto provenga da allevamenti autorizzati e da processi controllati, non l’immagine mentale del grillo che vive liberamente in un prato.

È lo stesso criterio con cui giudichiamo qualunque altra filiera: non si mangia il processo produttivo immaginato, ma il prodotto finale ottenuto dopo le procedure previste per renderlo idoneo al consumo.

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Un grillo nel piatto: cosa sapere sull'uso alimentare degli insetti

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