Fasi sensibili
Quali capacità conviene stimolare soprattutto tra i 3 e gli 8 anni?
Tra i 3 e gli 8 anni la priorità dovrebbe essere il patrimonio coordinativo. È una fase nella quale il bambino sta costruendo il controllo del proprio corpo e ha bisogno di accumulare il maggior numero possibile di esperienze motorie differenti. Per questo il lavoro più utile non è specializzare, ma diversificare.
Correre, saltare, lanciare, rotolare, arrampicarsi, cambiare direzione, camminare su superfici diverse, seguire ritmi e manipolare oggetti sono attività che sollecitano contemporaneamente schemi motori di base, equilibrio, orientamento, coordinazione oculo-manuale e capacità di adattamento. Se vengono proposte come gioco, il bambino tende a ripeterle spontaneamente e accumula una quantità di pratica che sarebbe difficile ottenere con esercizi formali.
Nella fascia dei 5–6 anni può essere utile porre particolare attenzione alla discriminazione percettiva: riconoscere e interpretare informazioni visive, uditive, tattili e propriocettive, collegandole al movimento. Tra 7 e 8 anni il lavoro sull’equilibrio e sulla lateralità può diventare più articolato e possono comparire primi elementi tecnico-sportivi, purché restino adattati all’età.
È possibile inserire anche forme di forza rapida attraverso salti, corse, arrampicate e movimenti dinamici. L’obiettivo non è misurare massimali o costruire programmi simili a quelli degli adulti, ma sfruttare il rapporto stretto tra coordinazione e capacità di esprimere rapidamente forza. Il proprio corpo, piccoli attrezzi e giochi sono più che sufficienti.
La stessa attività dovrebbe cambiare spesso. Un percorso può essere modificato spostando gli ostacoli, una palla può essere sostituita con una più piccola, una consegna può prevedere un nuovo segnale o un compagno. Questa variabilità costringe il bambino a risolvere continuamente piccoli problemi motori.
Anche il volume di attività va interpretato con buon senso. Non serve concentrare tutto in sedute lunghe e impegnative. Conta la continuità delle occasioni di movimento e la possibilità di sperimentare senza arrivare a un affaticamento che trasformi il gioco in obbligo.
In questa fase la vera “preparazione atletica” è costruire competenza generale. Un bambino che possiede un ampio repertorio coordinativo avrà in seguito più facilità nell’apprendere tecniche sportive specifiche. Cercare troppo presto il gesto specialistico può invece restringere proprio quella base motoria che dovrebbe essere il principale investimento degli anni iniziali.
Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.