Fasi sensibili
Che cosa cambia nell’allenamento tra i 12 e i 14 anni?
Tra i 12 e i 14 anni il percorso motorio entra in una fase di transizione. Compaiono o si accentuano i cambiamenti puberali, aumenta la disponibilità verso lavori più strutturati e diventa possibile dedicare maggiore spazio alle capacità condizionali e alle tecniche sportive. Allo stesso tempo è una fase nella quale le differenze individuali possono essere molto marcate, quindi l’età anagrafica non dovrebbe essere l’unico criterio di programmazione.
La resistenza generale può essere sollecitata con particolare efficacia. Il sistema cardiocircolatorio sta maturando e cresce la possibilità di sostenere volumi di lavoro maggiori. Anche la forza può essere inserita attraverso un irrobustimento generale, prevalentemente con carichi naturali o moderati, mantenendo grande attenzione alla tecnica e alla progressione.
La mobilità articolare entra in una fase nella quale un lavoro più specifico può essere introdotto, sempre con cautela e dopo un adeguato riscaldamento. La rapidità e la forza rapida continuano a essere importanti, ma il loro sviluppo va adattato al grado di maturazione del singolo ragazzo.
Sul piano tecnico, questo è il periodo in cui preparazione generale e apprendimento specifico possono occupare spazi simili. Il ragazzo è più capace di comprendere spiegazioni, anticipare un’azione, utilizzare informazioni sul proprio errore e concentrarsi su dettagli esecutivi. La tecnica può quindi essere raffinata senza rinunciare alla variabilità.
La difficoltà deriva dai cambiamenti del corpo. Un ragazzo che cresce rapidamente può attraversare una temporanea riduzione della coordinazione. Per questo aumentare contemporaneamente carichi, complessità tecnica e pressione agonistica può essere controproducente. La programmazione dovrebbe essere flessibile e pronta ad adattarsi.
Anche gli aspetti psicologici assumono maggiore peso. Il giudizio dei coetanei, il confronto fisico e il desiderio di autonomia possono influenzare motivazione e partecipazione. L’allenatore diventa una figura capace di instaurare un rapporto di fiducia che, in alcuni casi, può essere persino più diretto di quello con i genitori.
Tra 12 e 14 anni, quindi, si può fare molto di più rispetto all’infanzia, ma non significa che il ragazzo sia già un adulto. È una fase da utilizzare per consolidare le basi, iniziare una maggiore specificità e accompagnare i cambiamenti, evitando di confondere una maturazione precoce con un talento definitivo o una maturazione tardiva con scarse potenzialità.
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