Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Apprendimento motorio

È meglio insegnare un gesto tutto insieme o dividerlo in parti?

Dipende dalla complessità del gesto e dall’età del bambino. Alcuni movimenti semplici possono essere presentati e appresi nella loro globalità; altri contengono più componenti e risultano più comprensibili se inizialmente vengono scomposti. La scelta non dovrebbe essere ideologica, ma funzionale a rendere il compito accessibile.

Quando un gesto è nuovo e complesso, il bambino può avere difficoltà a controllare simultaneamente tutte le sue parti. Dividere il movimento permette di concentrare l’attenzione su elementi più semplici, comprenderli e successivamente integrarli. È ciò che avviene nelle abilità seriali, dove più azioni discrete vengono collegate fino a formare una sequenza unica.

L’adulto dovrebbe però evitare di prolungare troppo la fase analitica. Il rischio è che il bambino impari bene singoli frammenti senza riuscire a ricomporli in un movimento fluido. Dopo aver chiarito le parti principali è necessario tornare rapidamente all’esecuzione globale e lasciare che la coordinazione tra i segmenti si sviluppi attraverso la pratica.

Con i più piccoli la dimostrazione assume grande importanza. I bambini imparano molto attraverso l’imitazione e comprendono meglio una consegna quando possono vedere chiaramente “cosa fare”. Le spiegazioni verbali lunghe e tecniche sono spesso meno efficaci di un modello semplice seguito da un tentativo pratico.

Anche le facilitazioni possono essere utili. Ridurre temporaneamente la difficoltà, usare un attrezzo più leggero, diminuire la distanza o rallentare il gesto permette al bambino di sperimentare un’esecuzione riuscita. Il successo iniziale sostiene la motivazione e rende più facile accettare successivamente una difficoltà maggiore.

La progressione dovrebbe quindi muoversi tra comprensione e integrazione. Si mostra il compito, si semplificano le parti che creano maggiori difficoltà, si prova, si fornisce un feedback essenziale e si torna alla globalità. Man mano che l’abilità si consolida, l’esecuzione diventa più automatica e il bambino può occuparsi di elementi più fini.

Non esiste quindi una regola secondo cui “globale è sempre meglio” o “bisogna sempre scomporre”. Il criterio è permettere all’allievo di capire e riuscire, senza perdere il significato complessivo del movimento. L’educatore competente modifica il metodo in relazione al bambino, al gesto e alla fase dell’apprendimento.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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