Diete e integratori
Quali aspetti delle diete plant-based possono influire su microbiota ed epigenetica?
Le diete plant-based tendono ad aumentare l’apporto di fibra, polifenoli e altri composti vegetali. Questi elementi possono modificare il microbiota, la produzione di metaboliti, lo stato infiammatorio e alcuni meccanismi di regolazione epigenetica. Sono descritti effetti favorevoli su peso corporeo, sensibilità insulinica e rischio cardiovascolare, insieme a modificazioni della comunità microbica intestinale. Alcuni studi hanno inoltre osservato cambiamenti nei pattern di metilazione e in indicatori utilizzati per stimare l’età biologica.
La definizione “plant-based” comprende però modelli molto differenti. Un’alimentazione costruita soprattutto su legumi, cereali integrali, frutta, verdura, semi e altri alimenti poco processati non è equivalente a una dieta nella quale prevalgono prodotti vegetali raffinati o fortemente trasformati. Nelle forme più restrittive devono inoltre essere considerate possibili carenze o insufficienze di vitamina B12, ferro, zinco e omega-3. I possibili vantaggi dipendono quindi dalla qualità e dalla pianificazione, non dalla semplice esclusione degli alimenti di origine animale. Anche per microbiota ed epigenetica conta il modello alimentare complessivo e la varietà dei substrati introdotti.
La caratteristica che più facilmente distingue un modello plant-based ben costruito è l’elevata presenza di alimenti vegetali poco processati. Legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca e semi aumentano la quantità e la varietà di fibra e composti fitochimici che raggiungono l’intestino. Questo modifica i substrati disponibili per il microbiota e può favorire la produzione di metaboliti come gli acidi grassi a corta catena, con possibili effetti sulla barriera intestinale, sull’infiammazione e sul metabolismo.
Polifenoli e altri composti vegetali possono inoltre interagire con enzimi e vie coinvolte nella regolazione epigenetica. Per questo alcuni studi hanno osservato differenze nei pattern di metilazione e in marcatori associati all’età biologica in soggetti che seguono modelli alimentari a prevalenza vegetale. Tuttavia la definizione plant-based è molto ampia. Una dieta ricca di vegetali integri non è equivalente a una dieta composta prevalentemente da prodotti raffinati, zuccherati o ultraprocessati soltanto perché privi di ingredienti animali.
Nelle forme più restrittive va anche considerata la necessità di garantire nutrienti che possono diventare critici, come vitamina B12, ferro, zinco e omega-3. Un modello mal pianificato può quindi essere vegetale e al tempo stesso nutrizionalmente insufficiente. Il vantaggio potenziale non nasce dall’esclusione in sé, ma dalla qualità e varietà degli alimenti introdotti. Per microbiota ed epigenetica conta soprattutto il pattern complessivo e la continuità dell’esposizione, non l’etichetta assegnata alla dieta.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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