Diete e integratori
Digiuno intermittente e restrizione calorica: quali meccanismi vengono descritti?
Digiuno intermittente e restrizione calorica non sono la stessa cosa. Il primo organizza l’assunzione di cibo in finestre temporali, come nei protocolli 16/8 o 5:2; la seconda riduce in modo continuativo l’energia introdotta mantenendo un apporto adeguato di nutrienti. Entrambi possono modificare i segnali cellulari legati alla disponibilità energetica. Tra i meccanismi discussi rientrano una maggiore attività di AMPK, la riduzione del segnale mTOR, il coinvolgimento delle vie FOXO e l’attivazione dell’autofagia, insieme a possibili effetti su stress ossidativo e infiammazione.
Una parte importante delle conoscenze sui meccanismi di longevità deriva però da modelli sperimentali e non può essere trasferita automaticamente all’uomo. Inoltre molti effetti attribuiti al digiuno possono dipendere dalla riduzione calorica complessiva che il protocollo produce. Confrontando restrizione intermittente e continua, i risultati su peso corporeo e diversi biomarcatori possono essere simili quando l’energia totale è comparabile. Il punto non è quindi attribuire al digiuno proprietà indipendenti da qualunque altro fattore, ma comprenderne gli effetti all’interno del bilancio energetico, della qualità della dieta e della capacità individuale di sostenere il protocollo.
Quando la disponibilità energetica diminuisce, la cellula modifica i segnali che regolano crescita, sintesi e utilizzo dei substrati. Vie come AMPK tendono ad aumentare la loro attività quando l’energia disponibile è ridotta, mentre segnali anabolici legati a mTOR possono diminuire. Si attivano inoltre sistemi collegati a FOXO, sirtuine e processi di autofagia, attraverso i quali la cellula aumenta il ricambio di componenti danneggiati e modifica la priorità delle funzioni metaboliche. Questi meccanismi sono alla base dell’interesse per restrizione calorica e digiuno.
È però essenziale distinguere il meccanismo sperimentale dal risultato clinico. Molti dati sulla longevità derivano da modelli animali e cellulari nei quali durata e intensità della restrizione sono controllate in modo molto diverso dalla vita quotidiana. Nell’uomo, una parte importante dei benefici attribuiti al digiuno intermittente può dipendere semplicemente dal fatto che la finestra alimentare riduce l’introito energetico. Quando le calorie totali sono simili, le differenze rispetto a una restrizione continua possono ridursi notevolmente.
Il digiuno intermittente resta quindi uno strumento possibile, non una condizione metabolicamente superiore in ogni circostanza. La sostenibilità, la qualità dell’alimentazione, l’attività fisica e lo stato nutrizionale sono determinanti. In soggetti che si allenano intensamente, una distribuzione troppo restrittiva dei pasti può rendere più difficile soddisfare fabbisogni energetici e proteici. Il significato dei meccanismi cellulari va sempre riportato alla persona reale, evitando di trasformare segnali interessanti in promesse automatiche di longevità.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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