Creatina · Sicurezza
La creatina fa male ai reni o al fegato se assunta a lungo?
Nei soggetti sani, le evidenze considerate non mostrano un danno renale o epatico causato dalla normale supplementazione con creatina monoidrato. È uno dei temi sui quali esiste la maggiore distanza tra percezione popolare e quantità di dati disponibili. Il fatto che creatina e creatinina siano collegate metabolicamente ha probabilmente contribuito a generare parte della confusione: la creatinina è comunemente utilizzata come indicatore della funzione renale, ma un suo aumento non equivale automaticamente a un danno causato dalla creatina.
Una grande analisi del 2025 ha raccolto dati provenienti da 685 studi clinici con creatina e 652 gruppi di controllo, comprendendo oltre 26.000 partecipanti complessivi. La frequenza degli studi che riportavano effetti collaterali era sostanzialmente sovrapponibile tra creatina e placebo, così come la percentuale di partecipanti che presentava almeno un evento avverso. Tra 49 categorie di effetti collaterali valutati non è emersa una differenza significativa attribuibile alla creatina.
Non è stato osservato un aumento rilevante di problemi renali, epatici, cardiovascolari, neurologici o endocrini. Sono disponibili anche dati su supplementazioni prolungate, con studi che arrivano a diversi anni. Gli effetti più frequentemente descritti sono un aumento del peso corporeo, soprattutto legato all’aumento dell’acqua intracellulare e successivamente anche alla massa magra, e occasionali disturbi gastrointestinali.
Questo non significa che una persona con patologia renale, epatica o altre condizioni cliniche debba gestire autonomamente un’integrazione. I dati di sicurezza più robusti riguardano soprattutto soggetti sani e non eliminano la necessità di una valutazione professionale quando sono presenti malattie, terapie farmacologiche o alterazioni degli esami ematochimici.
Per un adulto sano, però, l’idea che 3–5 g/die di creatina monoidrato provochino inevitabilmente un progressivo deterioramento di reni o fegato non è sostenuta dai dati presentati. La sicurezza va giudicata sulla ricerca disponibile, non sulla semplice associazione tra il nome “creatina” e il biomarcatore “creatinina”.
Fonte di approfondimento
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