Alimentazione · Falsi miti
Gli alimenti venduti o considerati “fitness” e proteici sono davvero migliori per chi si allena?
L’etichetta “fitness” non è una categoria fisiologica. Un alimento non diventa automaticamente più adatto a chi si allena perché contiene più proteine, meno grassi, poche calorie o perché viene abitualmente fotografato accanto a un bilanciere. Spesso, anzi, la ricerca ossessiva di alimenti considerati “puliti” o tipici della palestra porta a un’alimentazione molto ripetitiva.
Il problema principale è proprio la monotonia. Burro di arachidi, gallette e riso, bresaola, tonno, pollo e albumi possono tutti trovare posto in un’alimentazione normale. Nessuno di questi alimenti deve essere trasformato in un nemico. Ma quando diventano la base quotidiana, ripetuta più volte al giorno per mesi, cresce la possibilità di accumulare sempre gli stessi componenti indesiderati e contemporaneamente si impoverisce la varietà della dieta.
Il concetto di dose è fondamentale. Un alimento può essere perfettamente compatibile con la salute in quantità normali e diventare meno interessante quando viene consumato in modo esasperato. Le gallette e il riso, per esempio, vengono discussi in relazione alla possibile esposizione ad arsenico inorganico e acrilammide; le carni lavorate come la bresaola contengono nitriti e nitrati; il tonno, soprattutto essendo un grande predatore, può contribuire all’esposizione al metilmercurio. Non è un invito a eliminare riso, bresaola o tonno, ma a smettere di considerarli alimenti obbligatori del fitness e a variarli con alternative.
Lo stesso vale per il burro di arachidi. Può essere consumato, ma la sua popolarità nel mondo sportivo non modifica il fatto che sia un alimento caloricamente denso e che quantità molto diverse producano un impatto molto diverso nell’alimentazione complessiva.
La ricerca del prodotto “fit” finisce inoltre per generare paradossi: si teme un alimento comune perché contiene carboidrati o grassi, ma si accetta senza esitazione un prodotto fortemente trasformato purché sull’etichetta compaia la parola “protein”. La composizione nutrizionale reale, la quantità, la frequenza e la qualità complessiva della dieta contano molto più della categoria commerciale.
Per chi si allena, l’alimentazione dovrebbe essere varia e proporzionata alle esigenze. Non servono alimenti rituali da bodybuilder né una lista di prodotti moralmente “buoni”. Servono fonti differenti di carboidrati, proteine, grassi e micronutrienti, alternate nel tempo.
Il cibo da palestra, in definitiva, non esiste. Esiste il cibo, e poi esiste il modo intelligente o monotono con cui decidiamo di usarlo.
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