Viviamo in un'epoca curiosa. C'è chi trascorre ore a cercare complotti alimentari, multinazionali che avvelenano deliberatamente la popolazione, sostanze misteriose inserite nei prodotti per renderci dipendenti e piani occulti per accorciare la nostra esistenza.
Poi le stesse persone entrano al supermercato, prendono il prodotto che costa meno, non leggono un'etichetta, non controllano la provenienza, non si chiedono come sia possibile che un alimento abbia attraversato mezzo pianeta e costi meno di quello prodotto a cinquanta chilometri da casa.
Ed è proprio questa contraddizione che mi è tornata in mente leggendo Siete pazzi a mangiarlo! di Christophe Brusset.
Brusset non è un osservatore esterno dell'industria alimentare. Ha lavorato per anni nel settore e racconta una lunga serie di episodi, pratiche commerciali, sofisticazioni e strategie utilizzate per ridurre i costi, aumentare i margini o rendere commerciabili materie prime che difficilmente farebbero venire appetito se ne conoscessimo la storia.
Il libro ha certamente un tono provocatorio e in alcuni punti sembra cercare deliberatamente l'effetto sorpresa, quindi va letto come la testimonianza di un insider, non come un'indagine scientifica sull'intero settore agroalimentare. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidarne il messaggio, poichè la leggerezza con cui spesso acquistiamo il cibo ci espone quotidianamente a scelte perlomeno poco salubri.
Naturalmente un prodotto economico non è automaticamente scadente e un prodotto costoso non è automaticamente migliore. Sarebbe un'altra semplificazione. Ma pensare che qualità, provenienza e modalità di produzione siano completamente indipendenti dal prezzo è altrettanto ingenuo.
Non occorre credere che l'industria alimentare sia il male. Produce ogni giorno enormi quantità di alimenti sicuri e rende possibile qualcosa che tendiamo a dare per scontato: entrare in un supermercato e trovare migliaia di prodotti disponibili in qualsiasi stagione. Ma sarebbe altrettanto ingenuo credere che un'industria, proprio perché alimentare, smetta improvvisamente di essere un'industria. Deve produrre, competere, ridurre i costi e generare profitto.
Forse dovremmo dedicare meno tempo a cercare veleni immaginari nascosti nel cibo e qualche minuto in più a capire quello che stiamo realmente mettendo nel carrello.
