Si tratta di approcci psicologici e comportamentali che le persone utilizzano per affrontare e gestire lo stress, le sfide, le situazioni difficili o gli eventi traumatici nella loro vita. La più citata elaborazione teorica sul coping e il suo rapporto con gli eventi stressanti, è stata proposta da Richard Lazarus (dettagli di seguito) e successivamente rielaborata con Folkman[1].
Le strategie di coping possono essere suddivise in due categorie principali: strategie di coping centrate sul problema, e strategie di coping basate sulle emozioni.
Strategie di coping centrate sul problema (Problem-focused coping): si concentrano sulla gestione attiva del problema stesso o della situazione stressante. Questo approccio mira a identificare soluzioni pratiche, pianificare azioni specifiche e affrontare le circostanze in modo diretto. Alcune caratteristiche chiave di queste strategie includono: analisi del problema (analizzare attentamente la situazione identificando i fattori chiave e cercando soluzioni pratiche); pianificazione (pianificazione di azioni concrete per risolvere il problema o migliorare la situazione); controllo attivo (assumere il controllo della situazione influenzando gli eventi o il loro impatto); risoluzione del problema (obiettivo finale di queste strategie è la risoluzione del problema stesso, che può portare a una riduzione dello stress quando il problema viene affrontato con successo).
Strategie di coping centrate sulle emozioni (Emotion-focused coping): si concentrano sulla gestione delle reazioni emotive associate a una situazione stressante, piuttosto che sulla soluzione pratica del problema. Possono quindi includere l’evitamento del problema o la tendenza a osservare solo il lato positivo. Questo approccio mira a regolare le emozioni, ad accettarle e a trovare strategie per affrontarle in modo sano. Sono approcci che possono essere caratterizzati da: consapevolezza emotiva (identificazione delle emozioni e riconoscimento delle reazioni); accettazione delle emozioni (accettazione delle emozioni senza giudizio, permette al soggetto di comprendere che è normale provare emozioni specifiche in situazioni difficili); espressione emotiva (possono coinvolgere l'esposizione delle emozioni attraverso la comunicazione con gli altri o attraverso attività ricreative come l'arte o la scrittura); regolazione emotiva (si cerca di regolare le emozioni in modo sano e costruttivo).
È importante notare che le strategie di coping centrate sul problema e quelle basate sulle emozioni non si escludono reciprocamente. In molte situazioni le persone possono beneficiare di entrambi gli approcci utilizzandoli in modi complementari. Ad esempio possono iniziare con una strategia centrata sul problema per affrontare una situazione difficile e poi passare a strategie basate sulle emozioni per gestire il disagio emotivo associato. Non è neppure possibile individuare una strategia di coping più efficace delle altre, sebbene il coping centrato sul problema sembra produrre maggiore benessere psicologico, può incrementare l’autostima e il senso di autoefficacia. Inoltre le possibili strategie di coping sono talmente numerose che non vi è accordo tra gli autori sulla loro classificazione. Tuttavia vi è perlomeno una terza categoria di strategie di coping, quella basata sull’evitamento.
Strategie di coping centrate sull’evitamento (Avoidance coping): è una terza tipologia di coping basata sulla minimizzazione o sull'evitamento diretto della situazione stressante o del problema. Questa strategia può comportare il tentativo di ignorare o evitare la situazione problematica, ed è caratterizzata, al pari delle altre, da specifiche peculiarità: evitamento della situazione (tentativo di ridurre l’esposizione alle situazioni stressanti, incluse discussioni difficili, situazioni sociali o luoghi che scatenano lo stress); distrazione (ricerca di distrazioni per allontanare l'attenzione dalla situazione stressante, incluse attività di svago o passatempi o attività lavorative); negazione (negazione della gravità del problema o la minimizzazione delle emozioni associate ad esso). Questo tipo di approccio può ridurre il disagio e l’ansia nel breve periodo, ma si rivela meno utile per il raggiungimento di una condizione di benessere psicologico a lungo termine, inoltre proprio l’evitamento impedisce di ricercare e trovare informazioni utili sul problema che potrebbero rivelarsi utili[2].
Le strategie di coping possono variare notevolmente da persona a persona e da situazione a situazione, ciò che funziona bene in una circostanza potrebbe non essere altrettanto efficace in un'altra. Ad esempio il modo in cui un adulto affronta lo stress potrebbe essere diverso da quello di un bambino, così come la gestione di un evento come la perdita del lavoro, non può essere gestito con strategie simili a quelle della perdita del proprio treno. Non ultimo ci sono situazioni in cui può essere necessaria una varietà di strategie di coping differenti per affrontare un singolo problema.
Quando una persona si aggrappa in modo rigido a una sola strategia, indipendentemente dalla situazione, questo comportamento può diventare disfunzionale. Ad esempio se una persona decide di evitare sistematicamente situazioni stressanti, come ad esempio una discussione o una valutazione, le circostanze determineranno una mancanza di adattamento e il perpetuarsi della percezione di stress.
Affinché le strategie di coping possano dirsi efficaci, è essenziale abbracciare la flessibilità, essere disposti a sperimentare diverse strategie, a valutare quale sia la più adatta a una determinata situazione e ad adattare le risposte alle esigenze specifiche.
In ultimo, sebbene l’argomento sia estremamente vasto e interessante, è utile soffermarsi sugli stili di coping basati su aspetti temporali, ossia su quando la strategia viene posta in essere, poiché la medesima azione ha efficacia differente.
A tal proposito è possibile individuare un:
Coping preventivo: si basa sull'idea di anticipare potenziali situazioni stressanti e prepararsi in anticipo per affrontarle. Questa strategia implica una pianificazione attenta e l'implementazione di misure preventive per ridurre o evitare completamente lo stress futuro. Ad esempio una persona potrebbe adottare uno stile di vita sano, seguire una dieta equilibrata e fare regolare attività fisica per prevenire problemi di salute. Il coping preventivo mira a ridurre le probabilità di essere esposti a situazioni stressanti.
Coping anticipatorio: è simile al coping preventivo ma si concentra sull'aspettativa di eventi o situazioni stressanti in arrivo. Le persone che utilizzano questa strategia cercano di prepararsi mentalmente ed emotivamente per affrontare ciò che verrà, ad esempio prepararsi mentalmente per un colloquio di lavoro importante o per una discussione difficile in famiglia. Il coping anticipatorio può contribuire a ridurre l'ansia e migliorare la capacità di gestire la situazione quando si verifica.
Coping dinamico: implica la ricerca attiva di soluzioni e l'adattamento continuo alle mutevoli circostanze, è caratterizzato dalla flessibilità e dalla capacità di modificare le proprie risposte in base alle esigenze del momento. Si cerca di affrontare le sfide in modo proattivo e anche con soluzioni creative, può essere particolarmente utile in situazioni complesse e in evoluzione.
Coping reattivo: viene attuata in risposta diretta a una situazione stressante o a un evento negativo, le persone cercano di far fronte alle emozioni e alle sfide derivanti dalla situazione attuale. Questa strategia è spesso necessaria per affrontare situazioni impreviste e immediate.
Coping residuale: si riferisce alle strategie di adattamento che vengono utilizzate quando tutte le altre opzioni sono state esaurite, è ciò che rimane quando le strategie precedenti non hanno avuto successo o non sono più applicabili. Questa strategia può coinvolgere un tentativo di far fronte alla situazione con le risorse rimanenti, anche se è possibile che le opzioni siano limitate.
Oltre alle caratteristiche individuali, la scelta della strategia di coping riguarda una serie di valutazioni complesse definite come: valutazione primaria, valutazione secondaria e valutazione terziaria.
La valutazione primaria rappresenta la prima fase del processo di selezione delle strategie di coping, viene valutato lo stimolo stressogeno o la situazione stressante. L'obiettivo è determinare se lo stimolo è percepito come una sfida o una minaccia, questa percezione iniziale influenzerà notevolmente la scelta delle strategie. Ipotizzare una minaccia potrebbe portare all’impiego di strategie di coping orientate alla difesa o all'evitamento, al contrario se la situazione viene percepita come una sfida, potrebbero essere preferite strategie di coping orientate al problema o all'adattamento.
La valutazione secondaria rappresenta la fase successiva, dopo aver valutato la situazione come una sfida o una minaccia si analizzano le risorse personali disponibili. Ad esempio ci sarà una valutazione sulle competenze necessarie per affrontare la sfida, si valuterà se si dispone di supporto sociale, e sulla base di queste considerazioni saranno scelte e implementate le strategie di coping più adeguate.
La valutazione terziaria rappresenta l'ultima fase del processo e si verifica dopo che le strategie di coping sono state applicate e la situazione stressante è stata affrontata. Si opera una reinterpretazione degli stimoli esterni e una valutazione di se stessi, si riflette sull'efficacia delle strategie di coping utilizzate e sul risultato ottenuto. Questa valutazione può influenzare la percezione della situazione e la selezione delle strategie di coping future. Se le strategie di coping utilizzate hanno avuto successo nel gestire la situazione, la persona potrebbe sentirsi più sicura nell'affrontare sfide simili in futuro.
Una breve parentesi su Richard Lazarus
Richard S. Lazarus è stato uno psicologo americano di grande influenza, noto proprio per il suo lavoro pionieristico nel campo dello stress e del coping. Negli anni '60 ha iniziato a guadagnare riconoscimenti per i suoi studi diventando uno degli psicologi più citati del XX secolo, la sua ricerca si è concentrata sull'interazione tra emozioni, cognizione e stress.
Durante gli anni '70, in collaborazione con Susan Folkman, Lazarus ha approfondito lo studio delle strategie di coping, differenziando il coping focalizzato sul problema dal coping focalizzato sull'emozione. Lazarus ha sostenuto l'importanza delle emozioni e la loro integrazione con il pensiero, opponendosi agli approcci riduzionistici nella comprensione del comportamento umano, ha inoltre evidenziato come la percezione individuale delle proprie risorse possa influenzare la risposta allo stress.