Se sotto il profilo psicologico si inizia a parlare di burnout a partire dal 1974, già dagli anni ‘30 del secolo scorso il concetto di burnout è associato all’attività fisica, condividendo sintomi, rischi, ripercussioni e principio di causa.
Nel contesto dell’impegno fisico e motorio, il burnout individua la condizione anche nota di overtraining, in genere preceduta dal cosiddetto overreaching, una sorta di “sovrallenamento a breve termine” e normalmente di facile risoluzione in un arco temporale di qualche settimana.
Se l'overreaching è una fase avanzata dell'allenamento in cui lo stress fisico ed emotivo supera la capacità individuale di recuperare in modo ottimale, l’overtraining è associato alla mancanza di motivazione, spossatezza e insoddisfazione nell'esecuzione di un'attività fisica che in passato veniva affrontata con piacere. Compaiono stanchezza mentale, bassa autostima, isolamento emotivo, aumento dell'ansia e un quadro di compromissione organica più o meno complesso mediato da un'iperattività della ghiandola pituitaria (ipofisi), che produce a cascata un'elevata secrezione di cortisolo (ormone dello stress), che influenza negativamente la crescita muscolare, il recupero, gli stati infiammatori, e porta a compromissioni a livello immunitario.
L'overtraining syndrome rappresenta una condizione in cui un atleta (o un soggetto sportivo) sperimenta fatica e una diminuzione delle prestazioni fisiche nonostante l'allenamento continuo o addirittura aumentato. Può riguardare anche giovani e giovanissimi, i primi campanelli d’allarme sono la mancanza di piacere nel praticare lo sport, che è l’elemento predominante dell’intera vita famigliare e di buona parte delle conversazioni domestiche, i premi e le attenzioni sono basati sulle prestazioni nello sport e, in caso di atlete di sesso femminile, hanno più di 16 anni e non hanno ancora avuto il ciclo mestruale o stanno seguendo diete rigide solo per migliorare le prestazioni sportive.
Anche per il sovrallenamento si può assistere nelle donne ad uno stadio di amenorrea, ovvero la scomparsa anomala del ciclo mestruale, mentre negli uomini si osserva una diminuzione dei livelli di testosterone. Gli ormoni dello stress infatti (catecolamine e cortisolo) inibiscono l’asse gonadico agendo sul GnRH ipotalamico che influenza il rilascio di gonadotropine ipofisarie e quindi altera la secrezione steroidea da parte dell’ovaio. L’amenorrea protratta determina a sua volta una cascata di eventi sfavorevoli che vanno dallo stato depressivo al calo della libido, infertilità e riduzione della massa ossea non sempre reversibile. Tutti fattori che sono quindi ascrivibili a conseguenze dell’overtraining ma riscontrabili anche nel burnout propriamente detto.
Tra i sintomi precoci si possono inoltre annoverare: dolore cronico muscolare e articolare, perdita di peso e diminuzione dell'appetito, aumento del battito cardiaco a riposo, riduzione delle prestazioni sportive, malanni frequenti, cambiamenti nella personalità o nell'umore, maggiore propensione all’irritabilità, disturbi del sonno (difficoltà a dormire o svegliarsi senza sentirsi riposati).