Fisiologia e Biologia

Età cronologica ed età biologica

Differenza tra età cronologica e biologica: telomeri, metilazione del DNA e ruolo di dieta, attività fisica e stress sull’invecchiamento biologico.

Età cronologica ed età biologica
Età cronologica ed età biologica

Gli stili di vita, l’alimentazione, l’attività fisica e le modulazioni epigenetiche e metaboliche, incidono sui parametri di età cronologica (o anagrafica) ed età biologica. Possono determinare un divario significativo tra questi due parametri o una perfetta coincidenza. Il divario può essere sia di segno positivo, quando l’età biologica è inferiore rispetto a quella cronologica, o di segno negativo quando il rapporto è invertito.

Mentre l'età cronologica si riferisce al numero di anni trascorsi dalla nascita, l'età biologica indica lo stato di invecchiamento delle cellule e dei tessuti del corpo, offrendo una valutazione più accurata dello stato di salute e della predisposizione alle malattie.

L'età cronologica è un dato di fatto immutabile, oltre che un metodo convenzionale per indicare quanto tempo una persona ha vissuto. Tuttavia questa misura non tiene conto delle variazioni individuali nel processo di invecchiamento, che possono essere influenzate, come detto, da fattori genetici, stili di vita e condizioni ambientali.

L'età biologica, al contrario, riflette la condizione fisiologica del corpo e la sua "vera" età, basata su vari biomarcatori che indicano il livello di invecchiamento e la funzionalità delle cellule. Questa misura può variare significativamente rispetto all'età cronologica.

La ricerca moderna utilizza diversi metodi per valutare l'età biologica, tra cui la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA. I telomeri, di seguito citati ulteriormente, sono situati alle estremità dei cromosomi e si accorciano con l'età, il loro stato può indicare la capacità delle cellule di replicare. La metilazione del DNA fornisce ulteriori indizi sull'età biologica e sulla predisposizione alle malattie.

L'età biologica è considerata un indicatore più accurato dell'aspettativa di vita e della suscettibilità alle malattie rispetto all'età cronologica e, differenza di quest’ultima, è possibile influenzare l'età biologica attraverso scelte di vita salutari. Dieta, esercizio fisico, gestione dello stress e abbandono del fumo sono tra i fattori che possono contribuire a "ringiovanire" biologicamente, riducendo il rischio di malattie e potenzialmente estendendo l'aspettativa di vita.

Queste differenze sono particolarmente evidenti quando si considerano malattie vascolari e eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, che sono le principali cause di morte a livello globale. Ma anche in considerazione di come questi aspetti possano avere influenza anche a livello cognitivo come cause sottostanti di malattie neurodegenerative, o per quanto riguarda l’impatto globale dello stress come conseguenza emotiva per lo sviluppo di una patologia vascolare o cardiocircolatoria.

La variazione individuale del parametro di invecchiamento richiede biomarcatori di età biologica efficaci per migliorare la prevenzione primaria e ridurre l'impatto sanitario e socioeconomico delle malattie associate.

Elementi distinti ma altamente interconnessi guidano l’invecchiamento biologico, e un interessante articolo[1] indica nove fattori che concorrono al processo:

Instabilità genomica: si riferisce all'accumulo di danni al DNA, inclusi errori di replicazione, mutazioni somatiche e alterazioni cromosomiche che si verificano nel corso della vita di un organismo. Questo processo è accelerato dall'esposizione a fattori ambientali come la radiazione UV e sostanze chimiche tossiche, nonché da difetti nei meccanismi di riparazione del DNA. L'accumulo di danni al DNA può portare a mutazioni che compromettono la funzione cellulare e aumentano il rischio di sviluppo di malattie come il cancro.

Accorciamento dei telomeri: i telomeri sono sequenze ripetitive di DNA alle estremità dei cromosomi che proteggono il genoma durante la divisione cellulare. Con ogni divisione cellulare i telomeri si accorciano progressivamente fino a quando non sono più in grado di proteggere i cromosomi, portando alla senescenza o alla morte cellulare. Questo processo limita il numero di volte che una cellula può dividersi, contribuendo all'invecchiamento e alle malattie associate all'età.

Alterazioni epigenetiche: le modifiche epigenetiche, come la metilazione del DNA e le modifiche istoniche, influenzano l'espressione genica senza alterare la sequenza del DNA. Con l'età si verificano cambiamenti nei profili epigenetici che possono alterare l'espressione di geni coinvolti nella regolazione della crescita, della differenziazione e della risposta allo stress, influenzando negativamente la funzione cellulare e contribuendo all'invecchiamento.

Modifica nei livelli di alcune biomolecole e della diversità microbica: l'invecchiamento influisce sui livelli di proteine, metaboliti e altre biomolecole nei fluidi corporei come l’IGF-1, l’insulina o i livelli di colesterolo. Al contempo muta la diversità microbica intestinale, inducendo una condizione analoga alla disbiosi, che è direttamente collegata alla longevità e alle malattie, al punto da essere ritenuto un fattore per la stima dell'età biologica​​.

Perdita della proteostasi: si riferisce al mantenimento dell'equilibrio corretto delle proteine all'interno della cellula, compresa la sintesi, il ripiegamento, e la degradazione delle proteine. Con l'avanzare dell'età, i meccanismi di proteostasi diventano meno efficienti, portando all'accumulo di proteine mal ripiegate o aggregate che possono danneggiare la cellula e promuovere lo sviluppo di malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson.

Disfunzioni mitocondriali: con l'invecchiamento si verifica un aumento dei danni mitocondriali, anche come conseguenza dello stress ossidativo, e una diminuzione dell'efficienza energetica, contribuendo alla senescenza cellulare e all'insorgenza di malattie associate all'età.

Senescenza cellulare: le cellule senescenti sono cellule che hanno perso la capacità di dividersi ma rimangono metabolicamente attive, secernendo fattori infiammatori che possono danneggiare il tessuto circostante. L'accumulo di cellule senescenti contribuisce all'invecchiamento e a patologie correlate all'età come le malattie cardiovascolari.

Esaurimento delle cellule staminali: le cellule staminali hanno il potenziale di rigenerare i tessuti danneggiati. Con l'età, la capacità rigenerativa delle cellule staminali diminuisce, contribuendo alla perdita di funzionalità dei tessuti e degli organi e all'insorgenza di malattie degenerative.

Alterata comunicazione intercellulare: con l'invecchiamento si verifica una modifica nella comunicazione tra le cellule, inclusa l'aumentata secrezione di citochine infiammatorie, cambiamenti nei livelli di ormoni e una diminuzione nella segnalazione ormonale. Questi cambiamenti contribuiscono a processi infiammatori cronici, disfunzioni immunitarie e malattie associate all'età.

Il medesimo articolo, al netto di interventi farmacologici, inserisce una serie di strategie per rallentare il processo di invecchiamento biologico, e tra questi: l’attività fisica, la restrizione calorica, una dieta salutare, eventuale approccio al digiuno, riduzione del sodio. Tutti elementi analizzati in dettaglio nel corso dei capitoli seguenti.

L'invecchiamento resta un processo biologico naturale  e ineluttabile che conduce a una progressiva diminuzione delle capacità fisiologiche e psicologiche. Tuttavia il progressivo aumento dell'aspettativa di vita, pone l'accento sulla qualità di questo prolungamento dell'esistenza, e l’intervento sui parametri biologici permette di ottimizzare oltre che la longevità anagrafica la qualità della vita. Ma gli interventi proposti devono essere adottati precocemente e nelle fasi più giovani della vita per massimizzarne l’efficacia.



[1] Hamczyk M R, et al., Biological Versus Chronological Aging, JACC, Vol. 75, N, 8, 2020.

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari. Consultare il proprio specialista di fiducia prima di variazioni nell'alimentazione, integrazione e allenamento.

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