Fisiologia e Biologia

Fabbisogni energetici e nutrizionali

Dal metabolismo basale al LAF, il testo collega quote caloriche e qualità della dieta: macronutrienti, micronutrienti, biodisponibilità e MET nello sforzo.

Metabolismo energetico
Metabolismo energetico

Il fabbisogno energetico totale di un individuo rappresenta la quantità di energia necessaria per mantenere le funzioni vitali e sostenere l'attività fisica, ed è determinato dall'integrazione del metabolismo basale (BMR), della termogenesi indotta dalla dieta e del dispendio energetico legato al movimento e all’attività fisica. Per quantificare tale bisogno si utilizza spesso il Livello di Attività Fisica (LAF/PAL -Physical Activity Level-), un coefficiente che, moltiplicato per il BMR, fornisce il dispendio energetico giornaliero, i cui valori di riferimento possono essere determinati sulla base di variabili antropometriche, calcolate mediante formule specifiche come la formula di Harris Benedict, di seguito riportata:

Femmine: 655,0955 + (9,5634 x peso in kg) + (1,8496 x altezza in cm) – (età x 4,6756) = BMR

Maschi: 66,473 + (13,7516 x peso in kg) + (5,0033 x altezza in cm) – (età x 6,755) = BMR

L'energia e i materiali plastici per la sintesi tissutale sono forniti dai macronutrienti: i carboidrati, che dovrebbero costituire la fonte energetica principale (45-60% dell'energia totale), privilegiando le forme complesse e integrali per garantire un adeguato apporto di fibre e il controllo del carico glicemico; le proteine, con funzione prevalentemente plastica e regolatrice, la cui qualità dipende dal contenuto di amminoacidi essenziali; e i lipidi, riserva energetica concentrata e vettori essenziali per l'assorbimento delle vitamine liposolubili.

Accanto ai macronutrienti operano i micronutrienti, ovvero vitamine e minerali, che pur essendo richiesti in quantità minime e non fornendo energia, sono indispensabili per il corretto funzionamento dei sistemi enzimatici e dei processi metabolici. Le vitamine si suddividono in idrosolubili (C e complesso vitaminico B), che circolano liberamente nei fluidi corporei e l'eccesso viene eliminato dai reni, e liposolubili (A, D, E, K), che vengono immagazzinate nelle cellule adipose con un maggiore rischio di tossicità se assunte in dosi eccessive tramite integratori.

La qualità di un regime alimentare si valuta anche attraverso la densità nutrizionale, che esprime il rapporto tra il contenuto di nutrienti essenziali e l'apporto energetico di un alimento: consumare cibi ad alta densità nutrizionale, come verdure, frutta e legumi, protegge dal rischio di "fame nascosta", ovvero la carenza di micronutrienti tipica delle diete basate su calorie vuote ricche di grassi e zuccheri ma povere di elementi protettivi.

Un concetto clinico fondamentale che lega l'alimento all'effettivo utilizzo metabolico è la biodisponibilità, definita come la frazione di un nutriente ingerito che viene realmente assorbita e utilizzata dall'organismo per le sue funzioni. La biodisponibilità non è un valore fisso ma dipende da molteplici fattori: la forma chimica del nutriente (ad esempio, il ferro eme della carne è molto più biodisponibile del ferro non-eme vegetale), le interazioni tra alimenti (la vitamina C potenzia l'assorbimento del ferro, mentre calcio, fitati e tannini presenti in cereali integrali, tè e caffè possono inibirlo) e lo stato fisiologico dell'individuo, poiché in fasi come l'accrescimento o la gravidanza l'organismo è in grado di aumentare l'efficienza di assorbimento di minerali determinanti come il calcio e il ferro.

Principi nutritivi

L'equilibrio tra l'energia introdotta attraverso l'alimentazione e quella consumata dall'organismo è l'oggetto di studio della bioenergetica, una disciplina fondamentale per comprendere come il corpo umano mantenga le proprie funzioni vitali, si adatti allo sforzo fisico e gestisca le riserve energetiche.

La bioenergetica si occupa di rilevare la quota calorica occorrente a un individuo e di come l'energia contenuta negli alimenti venga trasformata. L'unità di misura principale è la kilocaloria (Kcal), definita come la quantità di calore necessaria per innalzare di 1°C (da 14,5 a 15,5°C) la temperatura di un kg di acqua distillata.

Il potere calorico degli alimenti viene misurato sperimentalmente tramite la bomba calorimetrica, ma è importante sottolineare che nell'organismo umano la resa energetica è leggermente inferiore rispetto a quella teorica. Questo accade perché non tutti i nutrienti vengono ossidati completamente e parte di essi viene espulsa prima dell'assorbimento. In sintesi, le quote caloriche medie utilizzate dal corpo sono:

Glucidi (Carboidrati): 4 Calorie/g.

Lipidi (Grassi): 9 Calorie/g.

Protidi (Proteine): 4 Calorie/g (a fronte delle 5,6 misurate in laboratorio, a causa della frazione azotata escreta come urea).

kcal

Il Metabolismo Basale (come già descritto) rappresenta la spesa energetica necessaria per mantenere in vita l’organismo in uno stato di riposo assoluto, a digiuno da almeno 12 ore e in un ambiente termicamente confortevole. Costituisce la fetta più grande del dispendio energetico totale, oscillando tra il 60% e il 75% della spesa complessiva.

In un adulto normopeso, la richiesta calorica per il metabolismo basale è di circa 1 Kcal per kg di peso corporeo ogni ora. Ad esempio, un individuo di 75 kg avrà un BMR di circa 1800 Kcal al giorno. Tuttavia, questo valore è fortemente soggettivo e influenzato da numerosi fattori:

Composizione corporea: Una maggiore massa muscolare equivale a un’accelerazione metabolica significativa.

Sesso ed età: Gli uomini hanno generalmente un metabolismo superiore rispetto alle donne, e il valore tende a calare fisiologicamente con l'avanzare degli anni.

Fattori ormonali: Ormoni tiroidei e adrenalina sono potenti acceleratori del metabolismo.

Stati fisiologici: Febbre, gravidanza e persino diete specifiche (una dieta iperproteica lo innalza, il digiuno lo abbassa) possono variare il BMR.

Il fabbisogno calorico quotidiano (o metabolismo totale) è la somma di tre componenti principali:

Metabolismo Basale: (60-75%).

Termogenesi Indotta (TID): Rappresenta circa il 10% del dispendio totale ed è l'energia necessaria per i processi di digestione e metabolismo degli alimenti stessi.

Attività Fisica (LAF): Corrisponde alla spesa energetica per le attività volontarie e involontarie, variando mediamente tra il 15% e il 35% in base allo stile di vita.

Un altro fattore nel metabolismo energetico è la termoregolazione. Il mantenimento dell’omeostasi termica richiede energia: in ambienti freddi il corpo produce calore tramite processi metabolici cellulari, mentre in ambienti caldi attiva la sudorazione, un metodo di raffreddamento che implica a sua volta un dispendio energetico.

Il LAF rappresenta quindi la quota variabile di energia utilizzata a seconda del tipo di lavoro e attività fisica svolta, ed è correlato col BMR. Il dispendio energetico legato all'attività varia drasticamente: un sedentario avrà una richiesta minima, mentre un atleta di resistenza o un professionista del bodybuilding vedranno questa quota salire vertiginosamente. In attività di lunga durata (o in specifiche condizioni nutrizionali), l'organismo può persino ricorrere a processi come il ciclo dell’alanina-glucosio, dove le proteine muscolari vengono degradate per fornire fino al 45% del glucosio ematico necessario, a dimostrazione di come il metabolismo si adatti dinamicamente allo sforzo.

Per misurare queste variabili, la bioenergetica utilizza metodi diretti (misurazione del calore ceduto dal corpo) o indiretti (rapporto tra ossigeno consumato e anidride carbonica emessa).

Il princìpio cardine che ne deriva è quello del bilancio energetico:

Surplus calorico: Assumere più energia di quella consumata porta all'insorgenza di stati di sovrappeso.

Deficit calorico: Un dispendio energetico non coperto dall'alimentazione determina il dimagrimento.

In questo quadro articolato, la misurazione oggettiva dell'intensità dello sforzo è fondamentale per stilare programmi di allenamento efficaci, ma anche per comprendere l’effettivo dispendio energetico. Tra i parametri più utilizzati dai professionisti spicca il MET (Metabolic Equivalent of Task), uno strumento essenziale per valutare l'impegno organico richiesto da una specifica attività fisica.

Il MET è un'unità che esprime il costo energetico delle attività fisiche. Il suo funzionamento si basa sulla fisiologia del consumo di ossigeno (VO2​): il corpo aumenta il consumo di ossigeno in modo proporzionale all'aumentare dell'intensità dello sforzo.

Il punto di partenza (valore di riferimento) è il metabolismo a riposo: 1 MET è definito come il consumo di ossigeno di un individuo seduto a riposo. Convenzionalmente, 1 MET corrisponde a 3,5 ml di ossigeno per chilogrammo di peso corporeo al minuto (3,5 ml/kg/min).

In termini semplici, se un'attività è classificata con 4 MET, significa che richiede un dispendio energetico quattro volte superiore a quello che l'individuo consumerebbe restando fermo a riposo.

Attività Fisica

Valore in METs

Corsa (12 km/h)

12,5

Salto con la corda

12,0

Corsa (9 km/h)

8,3

Football

9,0

Corsa (8 km/h)

8,0

Mountain Bike

7,5

Nuoto (veloce)

7,0

Tennis (intensità moderata)

7,0

Sci

7,0

Passeggiata in bicicletta (sostenuta)

7,0

Passeggiata in bicicletta (lenta)

3,5

Yoga / Stretching

2,5

L'utilizzo dei MET permette di calcolare il volume totale di attività fisica settimanale, spesso espresso in MET-minuti.

Sebbene il valore di 3,5 ml/kg/min sia uno standard, l'intensità  percepita varia in base al grado di allenamento del soggetto: soggetti sedentari: possono raggiungere la propria soglia anaerobica già intorno ai 7 MET, soggetti allenati: possono gestire intensità molto più elevate, arrivando a soglie anaerobiche per valori compresi tra 12 e 15 MET.

L'applicazione dei MET va ben oltre la semplice gestione della fatica in palestra, è un indicatore di salute e prevenzione.

L'attività fisica misurata in MET è inversamente correlata al rischio di sviluppare patologie come il morbo di Parkinson. Ad esempio, un impegno costante di circa 7 MET per tempi specifici (3,5 ore/settimana per gli uomini, 2,5 per le donne) riduce drasticamente tale rischio. Studi clinici hanno dimostrato che la capacità di sostenere un elevato numero di MET durante un test da sforzo è un indicatore di sopravvivenza superiore rispetto ad altri fattori di rischio come fumo, ipertensione o diabete.

Per ogni incremento di 1 MET nella capacità massima di esercizio di un individuo ad esempio, si registra un aumento del 12% della probabilità di sopravvivenza rispetto a patologie cardiovascolari.

Le attività che superano i 6 MET sono generalmente considerate ad alta intensità, mentre quelle al di sotto sono classificate come moderate o leggere. Il MET è uno strumento fondamentale non solo per programmare l'allenamento, ma anche per monitorare i progressi oggettivi di una persona. Sapere che è passato dal poter sostenere un'attività di 5 MET a una di 8 MET non indica solo un miglioramento della performance, ma riflette un reale potenziamento dell'efficienza cardiovascolare e metabolica, con ricadute dirette sulla salute e sulla qualità della vita a lungo termine.

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari. Consultare il proprio specialista di fiducia prima di variazioni nell'alimentazione, integrazione e allenamento.

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