Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Alimentazione · Dimagrimento

Se mi alleno per dimagrire devo mangiare il meno possibile?

No. Dimagrire richiede che, nel tempo, l’energia introdotta sia compatibile con una riduzione delle riserve corporee, ma trasformare questo principio in “meno mangio, meglio è” porta facilmente a una strategia poco sostenibile e poco coerente con l’allenamento. Una restrizione eccessiva può ridurre la qualità delle sedute, aumentare la sensazione di fatica e rendere più difficile mantenere il programma abbastanza a lungo da ottenere il risultato.

L’attività fisica ha un ruolo importante perché aumenta il dispendio energetico e aiuta a preservare o migliorare l’efficienza muscolare. Se però l’alimentazione diventa troppo scarsa, la persona può arrivare in palestra senza energia, allenarsi male e ridurre progressivamente il movimento spontaneo durante il resto della giornata. L’obiettivo non dovrebbe essere creare la maggiore privazione possibile, ma una condizione che permetta di perdere peso mantenendo una buona capacità di allenarsi.

Anche la composizione del peso perso conta. Chi guarda soltanto la bilancia può essere soddisfatto di un calo rapido senza chiedersi da quali compartimenti provenga. Un programma che combina attività fisica e alimentazione adeguata dovrebbe puntare soprattutto alla riduzione dell’eccesso adiposo, evitando per quanto possibile di compromettere la massa muscolare. Per questo il lavoro con sovraccarichi conserva utilità anche quando l’obiettivo principale è dimagrire.

Le strategie drastiche hanno inoltre un problema pratico: sono difficili da mantenere. Periodi di forte restrizione possono alternarsi a fasi di abbandono, creando una relazione con dieta e attività fisica basata sul tutto o nulla. Una riduzione più ragionevole, inserita in abitudini che possono essere proseguite nel tempo, ha maggiori probabilità di diventare stabile.

L’allenamento non deve essere utilizzato come punizione per ciò che si è mangiato né come modo per “guadagnarsi” il cibo. È uno strumento per migliorare efficienza, aumentare il dispendio e modificare la composizione corporea. Anche l’alimentazione deve restare sufficientemente completa da sostenere questi processi.

Non bisogna infine confondere sudorazione e perdita di peso immediata con dimagrimento. Dopo una seduta si può pesare meno soprattutto per la perdita di liquidi; il dato torna appena ci si reidrata. Il cambiamento adiposo si osserva su tempi più lunghi.

Per dimagrire, quindi, serve un equilibrio: introdurre meno energia di quella che mantiene l’attuale peso, ma non così poca da rendere l’allenamento inefficiente e la strategia impraticabile. Il risultato migliore non è perdere il maggior numero di chilogrammi nel minor tempo possibile, ma ridurre in modo progressivo l’eccesso di grasso costruendo contemporaneamente abitudini che permettano di non dover ricominciare da capo qualche mese dopo.

Copertina di Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo

Fonte di approfondimento

Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.