Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Personal trainer · Scelta e competenze

Come posso capire se un personal trainer è davvero preparato?

Valutare un personal trainer soltanto dal fisico, dal numero di follower o dalla sicurezza con cui parla è un criterio molto debole. Un corpo atletico dimostra, nella migliore delle ipotesi, che quella persona è riuscita a ottenere un determinato risultato su sé stessa. Non dimostra automaticamente che sappia valutare soggetti diversi, programmare un allenamento, riconoscere i limiti del proprio intervento o spiegare perché propone una scelta invece di un’altra.

La preparazione va cercata anzitutto nel percorso formativo. Una formazione universitaria pertinente rappresenta una base importante, alla quale dovrebbero aggiungersi corsi di specializzazione e aggiornamento. Il fitness coinvolge anatomia, fisiologia, meccanica muscolare, elementi di biologia e biochimica, aspetti dell’alimentazione e della psicologia. Nessuno può conoscere tutto allo stesso livello, ma un professionista deve possedere basi sufficientemente solide per sapere che cosa sta facendo e, altrettanto importante, dove terminano le proprie competenze.

Anche l’esperienza conta, ma non basta sommare gli anni. Lavorare a lungo senza aggiornarsi può semplicemente consolidare gli stessi errori. È più significativo capire se l’esperienza ha prodotto capacità di osservazione, adattamento e confronto con persone differenti. Un buon trainer non dovrebbe avere una risposta identica per tutti, né trasformare i propri gusti in regole universali. Dovrebbe saper motivare le scelte, modificare un esercizio quando necessario e riconoscere quando una situazione richiede il parere di un medico o di un altro professionista.

Ci sono poi segnali pratici molto semplici. Prima di proporre un programma dovrebbe fare domande, raccogliere dati e interessarsi agli obiettivi reali del cliente. Durante l’allenamento osserva, corregge e non si limita a contare le ripetizioni. Non crea aspettative irrealistiche, non promette trasformazioni rapide e non attribuisce a integratori o tecniche particolari capacità sproporzionate. Se gli viene chiesto perché un esercizio, un carico o una modalità di lavoro siano stati scelti, dovrebbe saper fornire una spiegazione comprensibile.

La competenza, in definitiva, non si riconosce dalla quantità di termini tecnici utilizzati, ma dalla capacità di trasformare conoscenze complesse in decisioni sensate, sicure e personalizzate. Un professionista preparato non ha bisogno di apparire infallibile: sa osservare, ragionare, aggiornarsi e, quando occorre, dire anche “questo non è di mia competenza”.

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Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo

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