Personal trainer · Comunicazione
Quanto conta il rapporto personale e la comunicazione con il trainer?
Conta molto, perché il personal training non è soltanto la somministrazione di un carico fisico: è un servizio svolto tra due persone che devono scambiarsi continuamente informazioni. Il trainer osserva il cliente, ma ha bisogno anche che il cliente comunichi fatica, difficoltà, dubbi, cambiamenti e aspettative. Se questa comunicazione è scarsa, anche una buona preparazione tecnica rischia di essere applicata in modo meno efficace.
Un professionista deve saper spiegare. Non è sufficiente conoscere un concetto se poi viene trasmesso con un linguaggio incomprensibile o, all’opposto, attraverso slogan privi di significato. La comunicazione dovrebbe rendere chiaro che cosa si sta facendo, perché lo si sta facendo e quale risultato è ragionevole aspettarsi. Questo aiuta a ridurre interpretazioni errate e aumenta la partecipazione del cliente al proprio percorso.
Ascoltare è altrettanto importante. Due persone possono avere lo stesso obiettivo apparente ma motivazioni completamente diverse. Per qualcuno perdere peso significa soprattutto migliorare alcuni parametri fisici; per un altro è una questione di immagine; per un altro ancora l’esigenza principale è riuscire a muoversi con minore fatica. Conoscere queste differenze consente di usare argomenti, traguardi e modalità di lavoro più adatti.
Un buon rapporto non significa però assenza di confini professionali. La disponibilità non deve trasformarsi in dipendenza, né il trainer deve assecondare qualsiasi richiesta per evitare di contraddire il cliente. Se un obiettivo è irrealistico, se una modalità di allenamento è inadeguata o se una richiesta esula dalle sue competenze, la comunicazione professionale consiste anche nel dirlo con chiarezza. La fiducia si costruisce più facilmente con spiegazioni coerenti che con promesse compiacenti.
Anche la correzione tecnica dipende dalla comunicazione. Dire semplicemente “stai sbagliando” è meno utile che fornire indicazioni comprensibili e verificare se la persona sia riuscita a trasformarle in movimento. Il trainer deve adattare il proprio modo di spiegare, perché non tutti apprendono allo stesso modo e non tutti possiedono la stessa esperienza motoria.
Il rapporto personale, quindi, non sostituisce la competenza tecnica, ma permette alla competenza di essere utilizzata meglio. Un professionista preparato che non sa ascoltare e comunicare può avere difficoltà a far applicare le proprie conoscenze; una persona molto empatica ma tecnicamente impreparata resta comunque inadeguata. Il risultato migliore nasce dall’incontro delle due componenti: sapere che cosa fare e saperlo costruire insieme alla persona che dovrà farlo.
Fonte di approfondimento
Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo
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