Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Valutazione · Test fitness

Ha senso fare test di fitness se mi alleno solo per stare bene e non per gareggiare?

Sì, purché il test abbia una funzione concreta. Non occorre essere atleti agonisti per avere interesse a sapere se la propria forza, resistenza, mobilità o capacità di recupero stanno migliorando. Il test non serve soltanto a selezionare chi deve partecipare a una gara; può essere un modo per rendere misurabile l’effetto dell’allenamento.

Per l’utente comune è preferibile scegliere prove semplici, ripetibili e adeguate al livello di preparazione. Un test di resistenza aerobica può fornire un riferimento sulla capacità di sostenere uno sforzo; una prova di forza indiretta può aiutare a stimare il carico massimale senza richiedere necessariamente un tentativo estremo; un test di mobilità può mostrare eventuali limitazioni; il Talk Test può essere utilizzato per controllare l’intensità di un’attività aerobica.

Il valore principale non è tanto il confronto con gli altri quanto il confronto con sé stessi. Se una prova viene ripetuta dopo settimane o mesi in condizioni analoghe, il cambiamento permette di capire se il programma sta producendo gli adattamenti desiderati. Questo è particolarmente utile quando il risultato non è immediatamente visibile: una persona può avere lo stesso peso ma recuperare più rapidamente, percorrere una distanza maggiore o gestire un carico con maggiore facilità.

Non tutti i test sono adatti a tutti. Una prova massimale non ha senso se espone un principiante a un rischio inutile; un test molto specifico può essere superfluo per chi cerca soltanto benessere generale. La scelta dovrebbe dipendere dall’obiettivo e dallo stato del soggetto. Prima di tutto viene l’idoneità a svolgere la prova, poi la capacità di interpretarne il risultato.

Un altro errore è collezionare test senza utilizzarli. Misurare decine di parametri può dare un’impressione di precisione, ma se nessun dato modifica la programmazione il tempo impiegato ha poca utilità. Meglio pochi indicatori pertinenti, registrati bene e ripetuti con regolarità.

Anche la motivazione può beneficiarne. Vedere che un risultato migliora rende concreto un percorso che altrimenti potrebbe sembrare lento. Questo non deve diventare una competizione continua con il cronometro o con i numeri: i test sono strumenti di verifica, non il fine dell’allenamento.

Per chi si allena per stare bene, quindi, testare significa semplicemente rispondere a una domanda ragionevole: ciò che sto facendo mi sta rendendo più efficiente? Se la prova è sicura, coerente con l’obiettivo e ripetibile, la risposta può essere molto utile.

Copertina di Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo

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Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo

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