Personal trainer · Programmazione
È normale che il personal trainer mi dia una scheda molto simile a quella di altri clienti?
Due programmi possono contenere molti degli stessi esercizi senza essere necessariamente sbagliati. Squat, spinte, trazioni, esercizi per gli arti inferiori o lavoro cardiovascolare non diventano inefficaci solo perché vengono utilizzati da più persone. La personalizzazione non consiste nell’inventare ogni volta esercizi nuovi. Consiste nel scegliere e organizzare strumenti comuni sulla base delle caratteristiche del singolo soggetto.
Il problema nasce quando non è soltanto la selezione di alcuni esercizi a essere simile, ma l’intero programma: stessi carichi relativi, stesse serie, stesse ripetizioni, stessa frequenza, stesso ordine, stesso ritmo di progressione e magari gli stessi obiettivi attribuiti a persone che hanno età, esperienza, stato di forma e necessità completamente differenti. In quel caso è difficile parlare di personal training. È una scheda standard alla quale viene cambiato il nome del cliente.
Una programmazione individuale dovrebbe derivare da una valutazione iniziale. Occorre conoscere capacità e limiti, esperienza pregressa, risultati desiderati e tempo realmente disponibile. Anche due persone che dichiarano entrambe di voler “dimagrire” potrebbero richiedere interventi diversi: una potrebbe essere completamente sedentaria, l’altra già allenata; una potrebbe necessitare soprattutto di costruire regolarità e capacità aerobica, l’altra di modificare il carico e la struttura delle sedute. Lo stesso vale per chi ricerca forza o miglioramento estetico.
Va considerato anche che la personalizzazione continua dopo la consegna della scheda. Un programma adeguato oggi può diventare insufficiente o eccessivo dopo settimane di adattamento. Se il trainer osserva i risultati, tiene conto della qualità dell’esecuzione e modifica progressivamente il lavoro, due schede inizialmente simili possono evolvere in direzioni differenti.
Non bisogna quindi giudicare la professionalità dal numero di esercizi “originali”. Anzi, cambiare esercizi senza una ragione precisa soltanto per dare l’impressione di varietà può essere altrettanto poco sensato. La domanda utile è un’altra: il trainer sa spiegare perché quegli esercizi, con quel volume e quella intensità, sono adatti proprio a te? Ha raccolto dati prima di programmarli? Controlla se il piano produce gli effetti attesi e lo modifica quando necessario? Se la risposta è sì, la presenza di esercizi comuni ad altri clienti non è un problema. Se invece il percorso è identico per tutti, la parola “personal” perde gran parte del suo significato.
Fonte di approfondimento
Personal trainer: come sceglierlo, come diventarlo
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