Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Valutazione · Forza

Come posso stimare il mio massimale senza provare per forza una ripetizione con il carico massimo?

È possibile utilizzare un test indiretto, eseguendo più ripetizioni con un carico inferiore al massimale e ricavando da quella prestazione una stima dell’1RM. Per molte persone è una soluzione più pratica rispetto alla ricerca diretta del massimo peso sollevabile una sola volta, soprattutto quando l’esperienza tecnica è limitata o quando non vi è alcuna necessità di affrontare uno sforzo estremo.

Il principio è semplice: esiste una relazione tra il carico che si riesce a sollevare e il numero massimo di ripetizioni eseguibili. Se una persona completa correttamente un certo numero di ripetizioni con un peso noto, tabelle o formule possono stimare quale potrebbe essere il suo massimale. La precisione tende a essere migliore quando il numero di ripetizioni non è troppo elevato, perché all’aumentare della durata della serie entrano maggiormente in gioco caratteristiche di resistenza muscolare che variano da individuo a individuo.

La prova deve essere eseguita con tecnica corretta e dopo un riscaldamento adeguato. Portare una serie a un numero elevato di ripetizioni deformando progressivamente il gesto rende il dato poco utile: il calcolo può essere matematicamente preciso ma basato su una prestazione che non rappresenta più lo stesso esercizio. È preferibile interrompere la prova quando la corretta esecuzione non può essere mantenuta.

Anche il massimale stimato resta una stima. Non bisogna trasformare il risultato in una certezza al chilogrammo. La familiarità con l’esercizio, la motivazione, la capacità di esprimere forza e lo stato di forma del giorno possono modificare la prestazione. Il suo valore maggiore è spesso pratico: permette di calcolare percentuali di lavoro e confrontare l’evoluzione senza dover testare continuamente un vero 1RM.

Per un frequentatore di palestra interessato a ipertrofia, fitness o miglioramento generale, conoscere approssimativamente il massimale è spesso sufficiente. Serve a capire quanto un carico sia realmente impegnativo rispetto alle proprie capacità e a programmare meglio l’intensità. Un atleta di forza può avere esigenze di misurazione più specifiche, ma anche in quel caso i test indiretti possono essere utilizzati durante periodi nei quali non si vuole affrontare il massimo.

L’idea che per conoscere la forza sia necessario “provare quanto si riesce a tirare su” è quindi una semplificazione. Una stima ottenuta con carico submassimale, tecnica controllata e numero di ripetizioni adeguato fornisce spesso l’informazione necessaria con un rapporto tra utilità e rischio più favorevole.

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