Diagnosi · Test e limiti
Un test online come ORTO-15 può dire con certezza se una persona è ortoressica?
No. Un questionario può essere utile come strumento di screening o di ricerca, ma non sostituisce una valutazione professionale. Questo è particolarmente importante per l’ortoressia, perché non esiste ancora un unico criterio universalmente accettato né un test capace di separare senza ambiguità il comportamento salutistico da quello patologico.
ORTO-15 è stato uno degli strumenti più utilizzati negli studi, ma proprio la sua ampia diffusione ha messo in evidenza alcuni limiti. Il problema principale è la possibile sovrastima: con determinate soglie può classificare come a rischio anche persone semplicemente attente all’alimentazione. Sensibilità e specificità devono sempre essere lette insieme. Un test molto sensibile individua gran parte dei possibili casi, ma se la specificità è bassa può includere numerosi falsi positivi.
La difficoltà nasce anche dalla natura stessa dell’ortoressia. Molti comportamenti che entrano nei questionari possono esistere in forma perfettamente adattiva: spendere qualcosa in più per un alimento ritenuto migliore, informarsi sulla nutrizione, preparare i pasti o scegliere cibi di qualità. Per capire se siamo davanti a un disturbo bisogna valutare ciò che il questionario da solo non riesce sempre a cogliere: rigidità, ansia, compromissione della vita sociale, conseguenze fisiche, quantità di tempo assorbita dal problema, capacità di modificare le regole e presenza di altri disturbi.
Per questa ragione sono stati sviluppati strumenti diversi, come EHQ, DOS, BOS e TOS, ciascuno costruito a partire da una definizione in parte differente. La proliferazione dei test è essa stessa la prova che il problema non può essere ridotto a un punteggio unico.
Un risultato elevato può quindi avere una funzione utile: suggerire che alcuni comportamenti meritano attenzione e che potrebbe essere opportuno parlarne con un professionista. Non dovrebbe invece diventare un’etichetta. La diagnosi richiede contesto, colloquio, valutazione nutrizionale e psicologica e, quando necessario, collaborazione tra più figure. Utilizzare un test come sentenza definitiva rischia di commettere due errori opposti: considerare malata una persona che non lo è oppure rassicurare chi presenta un problema reale ma non rientra perfettamente nei criteri numerici.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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