Ortoressia · Qualità e quantità
Perché nell’ortoressia conta soprattutto la qualità percepita del cibo e non necessariamente la quantità?
Molti disturbi del comportamento alimentare sono immediatamente associati al peso, alle calorie o alla quantità di cibo introdotta. L’ortoressia presenta invece una caratteristica peculiare: il pensiero dominante riguarda soprattutto la qualità percepita degli alimenti. La persona non si chiede soltanto quanto mangiare, ma se ciò che introduce sia abbastanza puro, naturale, sano, privo di contaminanti o coerente con un insieme di regole che nel tempo tende a diventare sempre più complesso.
Questo spostamento dall’aspetto quantitativo a quello qualitativo rende il problema meno evidente. Chi osserva dall’esterno può vedere una persona molto attenta alla propria alimentazione e interpretare il comportamento come segno di disciplina. La stessa persona può sentirsi gratificata dall’idea di occuparsi della propria salute in modo più scrupoloso rispetto agli altri. Il rischio è che l’approvazione sociale iniziale rafforzi un comportamento che gradualmente perde flessibilità.
La ricerca della qualità può riguardare moltissimi aspetti: origine del prodotto, metodo di coltivazione, lavorazione industriale, additivi, contenuto di grassi o zuccheri, presenza di glutine o lattosio, appartenenza a una specifica filosofia alimentare. Non è necessario che tutti questi elementi siano presenti contemporaneamente. Ciò che li accomuna è il significato attribuito al cibo: alcuni alimenti vengono progressivamente caricati di proprietà benefiche superiori a quelle realmente possedute, altri diventano minacce da evitare senza appello.
Naturalmente qualità e quantità possono poi intrecciarsi. Eliminare molti alimenti riduce anche l’introito energetico complessivo e può determinare perdita di peso o carenze. In altri casi la ricerca di purezza porta a consumare in modo ripetitivo pochissimi cibi ritenuti sicuri. Il risultato può essere una dieta monotona e nutrizionalmente inadeguata, nonostante la convinzione opposta di mangiare meglio di tutti.
È proprio questo paradosso a rendere l’ortoressia insidiosa: la condotta nasce, almeno nelle intenzioni, per tutelare la salute, ma può arrivare a comprometterla. Il criterio utile non è quindi chiedersi se un alimento sia oggettivamente sano o meno, ma comprendere il tipo di rapporto che la persona ha costruito con le proprie scelte. Quando la qualità percepita diventa una regola assoluta e non più un criterio flessibile, l’alimentazione smette di essere un mezzo e diventa il centro attorno a cui ruota l’intera giornata.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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