Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Ortoressia · Segnali precoci

Quali segnali possono far pensare che l’attenzione per l’alimentazione stia diventando un’ossessione?

Un singolo comportamento raramente basta per trarre conclusioni. Preparare i pasti in anticipo, controllare l’etichetta di un prodotto o rinunciare occasionalmente a un alimento possono essere scelte del tutto normali. Il problema emerge quando più comportamenti iniziano a sommarsi e, soprattutto, quando diventano rigidi, occupano molto tempo e producono sofferenza se non possono essere rispettati.

Tra i segnali più caratteristici c’è l’aumento progressivo del numero di regole alimentari. Si eliminano prima alcuni prodotti, poi intere categorie di alimenti, spesso sulla base di convinzioni personali riguardo la loro purezza o pericolosità. La pianificazione dei pasti può diventare minuziosa e anticipata di giorni; molto tempo viene impiegato a leggere, confrontare, cercare informazioni e controllare come il cibo sia stato prodotto, cucinato o conservato. Il gusto e il piacere possono perdere importanza rispetto alla convinzione che un alimento sia corretto o sbagliato.

Un altro elemento rilevante è la risposta emotiva. Se una deviazione dalla dieta provoca una sproporzionata sensazione di colpa, vergogna, paura di ammalarsi o bisogno di compensare con digiuni, restrizioni o ulteriori regole, il comportamento non è più semplicemente prudente. Lo stesso vale quando il rispetto del proprio regime diventa una fonte primaria di autostima e di autocontrollo, mentre chi mangia in modo diverso viene percepito come meno disciplinato, meno consapevole o perfino moralmente inferiore.

La sfera sociale offre spesso segnali molto chiari: ristoranti evitati, cene con amici rifiutate, vacanze organizzate in funzione del cibo, necessità di portare sempre con sé alimenti preparati personalmente, discussioni continue sull’alimentazione. Può comparire anche un progressivo isolamento, inizialmente mascherato dalla convinzione di proteggersi da abitudini altrui considerate dannose.

Infine esistono possibili conseguenze fisiche: perdita di peso non ricercata, stanchezza, carenze nutrizionali o altre alterazioni dovute alla monotonia e alla restrizione. La presenza di questi segnali non autorizza un’autodiagnosi, ma può indicare che il rapporto con il cibo merita una valutazione professionale. Più che contare quante regole esistono, è utile chiedersi quanto spazio occupino nella giornata e quanto condizionino serenità, relazioni e salute.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

Fonte di approfondimento

Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.