Società · Informazione nutrizionale
Troppe informazioni su alimentazione e salute possono aumentare l’ansia invece di aiutare?
Sì, soprattutto quando le informazioni sono numerose, frammentate, contraddittorie e ricevute senza strumenti adeguati per valutarle. L’aumento della disponibilità di notizie sulla salute non coincide automaticamente con un aumento delle competenze. Si può essere esposti ogni giorno a centinaia di messaggi e, paradossalmente, diventare più confusi e più preoccupati.
Il problema nasce dal fatto che quasi ogni alimento può essere raccontato contemporaneamente come protettivo e pericoloso, a seconda del parametro selezionato. Un giorno l’attenzione è sui pesticidi, un altro sui grassi, poi sugli zuccheri, sul glutine, sugli additivi, sui contaminanti, sulla modalità di cottura. Senza una visione d’insieme il consumatore può cercare di evitare ogni minaccia singolarmente, costruendo una dieta sempre più complessa e una lista sempre più corta di alimenti considerati sicuri.
La difficoltà aumenta perché molte informazioni sono formulate in termini assoluti. Un’associazione viene presentata come certezza, un rischio minimo come pericolo imminente, una differenza statistica come promessa di salute. Chi non possiede solide conoscenze può allora ricorrere alla strategia più immediata: eliminare. Eliminare sembra semplice, dà una sensazione di controllo e riduce temporaneamente l’incertezza.
La conseguenza emotiva può però essere opposta a quella desiderata. Più si conoscono potenziali rischi isolati, più aumenta la percezione di non poterli controllare tutti. La ricerca citata descrive proprio un aumento dell’ansia in persone continuamente esposte a informazioni sui rischi alimentari e consapevoli di non poter governare completamente ciò che il cibo contiene.
Questo non significa che informarsi sia sbagliato. Significa che l’informazione ha bisogno di gerarchia, contesto e capacità critica. Sapere che una sostanza può essere presente in un alimento non equivale a sapere quale sia il rischio reale nelle normali quantità di consumo. Una buona educazione alimentare dovrebbe ridurre la necessità di controllare ogni dettaglio, non moltiplicarla. Se ogni nuova notizia produce una nuova esclusione, è utile interrogarsi non soltanto sulla fonte della notizia, ma anche sull’effetto che la continua ricerca di sicurezza sta avendo sul rapporto con il cibo.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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