Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Regimi alimentari · Veganesimo

Seguire un’alimentazione vegana significa essere più a rischio di ortoressia?

Non è possibile trasformare l’equazione “vegano = ortoressico” in una conclusione corretta. Una scelta vegana può nascere da motivazioni etiche, culturali o personali ed essere gestita senza alcun comportamento ossessivo. La presenza di esclusioni alimentari, anche numerose, non basta per stabilire che esista un disturbo: bisogna osservare rigidità, ansia, compromissione sociale e funzione che quelle esclusioni assumono nella vita della persona.

La letteratura riportata mostra tuttavia che il rapporto tra alimentazione vegetariana o vegana e atteggiamenti ortoressici è stato studiato più volte, con risultati non perfettamente uniformi. Alcune ricerche rilevano una maggiore presenza di comportamenti ortoressici, altre mostrano associazioni più deboli o assenti. È significativo anche che, in uno studio su oltre duemila partecipanti, la relazione variasse a seconda del sottotipo di alimentazione vegetariana e della durata della scelta, suggerendo che non si possa trattare il gruppo come se fosse omogeneo.

Un passaggio particolarmente importante riguarda la direzione del rapporto. In alcuni casi non è la scelta vegetariana o vegana a creare il disturbo; può essere il contrario: una persona già incline alla restrizione può utilizzare un modello alimentare socialmente riconoscibile per rendere più accettabile l’eliminazione di alcuni cibi. Questa possibilità è ben diversa dal sostenere che chi compie una scelta etica sia destinato a sviluppare ortoressia.

Anche i dati raccolti tra appassionati di fitness complicano ulteriormente il quadro. In quel campione la presenza di sintomi ortoressici non risultava maggiore tra vegani e vegetariani rispetto a tutti gli altri gruppi alimentari esaminati. Regimi come paleodieta e dieta iperproteica mostravano valori più elevati, ricordando ancora una volta che il contesto modifica molto la lettura dei risultati.

La cautela è quindi obbligatoria. Il rischio non si misura dal numero di alimenti animali esclusi, ma dal modo in cui la scelta viene vissuta. Una decisione consapevole e flessibile è cosa diversa da una progressiva ricerca di purezza, superiorità morale e controllo. È quest’ultima trasformazione, non l’etichetta “vegano”, che merita attenzione.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

Fonte di approfondimento

Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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