Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Ortoressia · Monotonia alimentare

Perché mangiare sempre gli stessi alimenti “sicuri” può diventare un problema anche se quei cibi sono considerati salutari?

Un alimento non diventa pericoloso semplicemente perché viene consumato spesso, così come non diventa perfetto perché possiede una buona reputazione nutrizionale. Il problema nasce quando la dieta si restringe al punto da essere costruita quasi sempre sugli stessi prodotti, perché la varietà alimentare svolge una funzione importante sia nell’apporto dei nutrienti sia nella distribuzione dei possibili contaminanti.

Nel contesto del fitness viene descritto un modello particolarmente istruttivo: riso e gallette di riso, tonno, bresaola, albumi, pollo, burro di arachidi, grandi quantità di acqua e prodotti proteici possono diventare una sorta di lista chiusa di alimenti ammessi. Nessuno di questi, preso singolarmente e consumato in quantità ragionevoli, rappresenta necessariamente un problema. È l’uso sistematico, ripetuto e spesso abbondante a modificare il quadro.

La monotonia può innanzitutto impoverire la dieta. Se pochi alimenti occupano quasi tutto lo spazio disponibile, altri cibi e i nutrienti che essi apportano vengono inevitabilmente ridotti. Contemporaneamente aumenta l’esposizione ripetuta a ciò che quei prodotti possono contenere: arsenico nel riso, metilmercurio nei grandi pesci predatori, nitriti e nitrati nelle carni lavorate, aflatossine potenzialmente presenti nelle arachidi, acrilammide in alcuni prodotti sottoposti ad alte temperature. Il punto non è demonizzare questi alimenti, ma comprendere il principio dose-frequenza.

La stessa logica vale per l’acqua. Bere è indispensabile, e chi pratica sport deve prestare attenzione all’idratazione. Ma trasformare il messaggio “bisogna bere a sufficienza” in “più acqua si beve, meglio è” può portare a quantità ingiustificate e perfino a squilibri elettrolitici. È un esempio utile di come un comportamento corretto possa essere esasperato sino a produrre l’effetto opposto.

La ricerca di cibi “sicuri” tende quindi a creare un falso senso di protezione. Più la lista si restringe, più la persona può sentirsi tranquilla, mentre dal punto di vista nutrizionale aumenta la fragilità del sistema. Una dieta realmente sostenibile non richiede la ripetizione ossessiva di pochi alimenti, ma una rotazione e una varietà sufficienti a evitare sia carenze sia esposizioni eccessive. Ancora una volta è la moderazione, non la purezza, a rendere il comportamento compatibile con la salute.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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