Diagnosi · Strumenti disponibili
Perché esistono tanti test diversi per l’ortoressia e che cosa misurano?
L’esistenza di numerosi questionari non significa che la diagnosi sia semplice; indica piuttosto il contrario. L’ortoressia è stata descritta relativamente di recente e la sua collocazione clinica è ancora discussa. Alcuni strumenti partono dall’idea che il problema sia soprattutto un’ossessione per il mangiare sano, altri pongono maggiore attenzione alle conseguenze sociali, altri ancora cercano di distinguere un interesse salutistico adattivo da una forma patologica.
Il primo autotest di Bratman, il BOT, era composto da dieci domande e aveva soprattutto una funzione orientativa. Non era un test validato, ma ha contribuito alla costruzione di strumenti successivi. ORTO-15 ha introdotto quindici item con risposte graduate e ha avuto enorme diffusione nella ricerca, pur mostrando una tendenza a sovrastimare i casi in alcune applicazioni.
L’Eating Habits Questionnaire, EHQ, utilizza ventuno item e separa differenti aree: conoscenze e comportamenti legati a un’alimentazione sana, problemi derivanti da quella attenzione e sensazioni positive associate al controllo alimentare. La Düsseldorf Orthorexia Scale, DOS, concentra dieci domande su regole, pensieri ricorrenti, evitamento sociale, colpa e difficoltà a infrangere la dieta. La Barcelona Orthorexia Scale è molto più ampia e indaga numerose dimensioni cognitive, emotive e comportamentali.
Particolarmente interessante è la Teruel Orthorexia Scale, perché prova a separare quella che viene definita ortoressia sana dalla forma nervosa. Il presupposto è che interessarsi molto alla qualità della propria alimentazione non debba essere automaticamente interpretato come un disturbo. Diventano più suggestivi di patologia gli item relativi a colpa, isolamento, punizione, preoccupazione costante e incapacità di concentrarsi su altro.
Queste differenze spiegano perché due studi possano ottenere percentuali molto diverse analizzando popolazioni apparentemente simili. Se cambia la definizione operativa del problema, cambia anche ciò che viene misurato. La lezione più importante è quindi metodologica: non basta leggere il nome del test o il punteggio finale. Bisogna capire quale concetto di ortoressia sta misurando, con quale soglia e con quale capacità di distinguere un comportamento intenso ma sano da una condotta realmente disadattiva.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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