Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Social network · Echo chamber

In che modo i social network possono far sembrare normali comportamenti alimentari estremi?

I social network non creano automaticamente l’ortoressia, ma possono amplificare convinzioni e comportamenti già presenti. Il meccanismo più importante è la selezione. Se una persona segue pagine dedicate a dieta, fitness, cibo “pulito” e trasformazione corporea, interagisce soprattutto con contenuti analoghi. In breve tempo il suo ambiente digitale può diventare molto diverso dalla realtà esterna: ciò che è marginale nella popolazione generale appare diffusissimo nella propria bacheca.

Questa ripetizione produce una sorta di normalizzazione. Preparare ogni pasto con giorni di anticipo, eliminare numerosi alimenti, rifiutare qualunque deviazione, allenarsi quotidianamente o vivere con ansia una cena familiare possono essere presentati non come segnali di rigidità, ma come prova di disciplina. Quando centinaia di persone approvano lo stesso comportamento con commenti, like e testimonianze, diventa più difficile metterlo in discussione.

Il fenomeno è particolarmente insidioso nei gruppi chiusi, dove gli utenti condividono un’identità comune e tendono a confermarsi reciprocamente. Una critica proveniente dall’esterno può essere interpretata come prova che “gli altri non capiscono”. Il gruppo diventa così contemporaneamente fonte di informazione, sostegno emotivo e certificazione della correttezza delle proprie scelte.

Gli algoritmi accentuano indirettamente questa dinamica perché mostrano contenuti coerenti con gli interessi già espressi. La persona non riceve un campione casuale di opinioni: vede soprattutto ciò che assomiglia a quanto ha già cercato e apprezzato. Di conseguenza la propria visione può sembrare non solo corretta, ma maggioritaria.

Le testimonianze analizzate mostrano un percorso ricorrente: si inizia riducendo pochi alimenti, si cercano online modelli alimentari e abitudini di persone considerate di successo, si ampliano le esclusioni e si struttura progressivamente la giornata attorno al cibo. Ansia, colpa e isolamento possono comparire mentre l’ambiente digitale continua a premiare l’apparente disciplina.

Il problema non è quindi il social in quanto tale, ma il suo potere di creare un contesto ripetitivo. La stessa piattaforma può diffondere informazione corretta o rinforzare condotte disadattive. Diventa importante mantenere fonti diversificate e ricordare che ciò che compare continuamente sullo schermo non è necessariamente ciò che accade normalmente fuori dallo schermo.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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