Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Fitness · Sgarro e dieta rigida

Il “pasto libero” del fitness aiuta davvero a rendere sostenibile una dieta o può rafforzare la rigidità?

Un pasto più libero può essere semplicemente una modalità organizzativa e non ha nulla di patologico. Il problema compare quando viene inserito dentro una struttura alimentare fondata su sei giorni di controllo assoluto e un unico momento autorizzato a uscire dalle regole. In questo caso non si sta realmente costruendo flessibilità: si stanno alternando due estremi, la restrizione e la concessione.

Nel linguaggio del fitness il termine “sgarro” rende evidente questa impostazione. Mangiare qualcosa di diverso non è descritto come una normale variazione, ma come una violazione. Durante la settimana la persona può mantenere un controllo molto elevato, evitare qualsiasi alimento non previsto e accumulare desiderio e frustrazione. Il pasto libero diventa allora uno sfogo, talvolta molto abbondante, seguito da senso di colpa e dal ritorno a una restrizione ancora più rigida.

La giustificazione spesso utilizzata è che il pasto libero servirebbe a “riattivare” o “tenere alto” il metabolismo. Una spiegazione semplicistica che permette però di mantenere intatta la struttura psicologica: non si mangia un alimento piacevole perché può avere normalmente spazio nella dieta, ma perché in quel momento è stato concesso da una regola superiore. Persino il piacere deve essere autorizzato.

Le testimonianze riportate mostrano quanto questo meccanismo possa diventare evidente nelle ricorrenze. Natale, cene o feste vengono vissuti come ostacoli alla dieta; la paura di deviare supera il valore dell’incontro sociale. Se si mangia qualcosa in più, può comparire il bisogno di aumentare l’attività fisica o di restringere i pasti successivi.

Una dieta realmente sostenibile dovrebbe invece permettere una moderazione distribuita, adattabile alle circostanze. Non significa mangiare continuamente qualsiasi cosa, ma non aver bisogno di una giornata speciale per poter uscire da una prigione alimentare costruita nei giorni precedenti. Il pasto libero è quindi neutro in sé: può essere una scelta piacevole e serena oppure il sintomo di un sistema troppo rigido. La differenza si comprende osservando cosa accade prima e dopo, e soprattutto quali emozioni accompagnano quella scelta.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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