Regimi alimentari · Rigidità
Esistono diete che causano l’ortoressia oppure il problema è il modo in cui vengono seguite?
Non è corretto affermare che una specifica dieta provochi automaticamente l’ortoressia. Aderire a un’alimentazione vegana, macrobiotica, paleolitica, mediterranea o a qualunque altro schema non costituisce, da solo, né una diagnosi né una prova di comportamento patologico. Il punto centrale è il grado di restrizione, il significato attribuito alle regole e l’impatto che quelle regole finiscono per avere sulla vita.
Alcuni modelli alimentari possono però offrire un terreno più favorevole quando sono costruiti su divieti numerosi, classificazioni rigide tra alimenti ammessi e proibiti e promesse molto forti in termini di salute, longevità o prevenzione delle malattie. Quanto più una minima deviazione viene descritta come pericolosa, impura o moralmente sbagliata, tanto più una persona predisposta può trasformare uno schema alimentare in un sistema di controllo sempre più invasivo.
La distinzione è essenziale anche per evitare l’errore opposto: etichettare come ortoressico chiunque faccia scelte alimentari diverse dalla media. Questo tipo di banalizzazione rende il concetto meno credibile e finisce per danneggiare proprio chi presenta un problema reale. Evitare un alimento perché non piace, per motivazioni etiche o per una reale esigenza clinica non equivale a temerlo. Il segnale cambia quando l’esclusione genera ansia, senso di colpa, isolamento, necessità di compensazione o progressiva eliminazione di altre categorie.
Un ulteriore elemento è la restrizione cumulativa. Si può iniziare eliminando uno o due alimenti, poi aggiungere nuove regole apprese da fonti differenti, fino a costruire una dieta sempre più povera e una vita sempre più organizzata intorno al cibo. Il nome del regime, a quel punto, diventa quasi secondario.
Per questo è più utile domandarsi non “che dieta segue?” ma “come la vive?”. È capace di modificarla se cambiano le circostanze? Può mangiare con gli altri senza una marcata sofferenza? Una deviazione occasionale viene vissuta come un normale evento oppure come una colpa da espiare? La risposta a queste domande descrive molto meglio il rischio rispetto alla semplice etichetta alimentare. Il problema non è avere delle preferenze: è quando le preferenze diventano obblighi che iniziano a governare la persona.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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