Famiglia · Cause e responsabilità
È corretto dire che la famiglia è la causa dell’ortoressia?
No. Attribuire alla famiglia il ruolo di causa diretta dell’ortoressia significa semplificare un problema che viene descritto come multifattoriale. Nei disturbi del comportamento alimentare entrano in gioco caratteristiche individuali, tratti di personalità, ambiente sociale, pressioni culturali, esperienze personali e numerosi altri elementi. Per l’ortoressia, inoltre, i dati disponibili non consentono di stabilire una relazione solida e lineare tra uno specifico stile genitoriale e la comparsa del disturbo.
Questo non rende la famiglia irrilevante. Il contesto domestico può influenzare il modo in cui il cibo viene vissuto, il peso attribuito all’aspetto fisico, la qualità della comunicazione e la capacità di riconoscere precocemente comportamenti che stanno diventando troppo rigidi. Ma influenza non significa colpa. È una differenza importante, perché trasformare i familiari negli imputati di un processo serve poco alla persona che ha bisogno di aiuto e rischia di aumentare tensioni, difese e conflitti.
Il ruolo più utile della famiglia emerge soprattutto dopo la comparsa del problema. Supporto nutrizionale, psicologico e familiare vengono presentati come componenti fondamentali del percorso terapeutico. Nei soggetti più giovani la presenza dei familiari può essere ancora più rilevante: sono spesso loro ad accorgersi che i pasti stanno diventando fonte di ansia, che aumentano le esclusioni, che si riducono le occasioni conviviali o che la persona reagisce in modo sproporzionato quando non può rispettare le proprie regole.
Anche in questa fase, però, la risposta non dovrebbe essere né accusatoria né eccessivamente coercitiva. Dire continuamente “mangia e basta”, ridicolizzare le paure o trasformare ogni pasto in uno scontro può rafforzare la chiusura. All’estremo opposto, assecondare qualsiasi nuova restrizione per evitare conflitti può contribuire a consolidare il comportamento.
La famiglia è quindi più utile come rete di osservazione, sostegno e collaborazione con i professionisti che come luogo nel quale cercare a tutti i costi una causa. L’ortoressia non nasce da un singolo gesto educativo e non si risolve individuando un colpevole. Il compito concreto è riconoscere il problema, favorire l’accesso all’aiuto e creare un ambiente che riduca la pressione emotiva attorno al cibo.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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