Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Terapia · Approccio multidisciplinare

Come si tratta l’ortoressia e perché serve un approccio multidisciplinare?

Il trattamento non può limitarsi a consegnare una dieta più equilibrata. L’ortoressia coinvolge contemporaneamente comportamento alimentare, convinzioni, ansia, rigidità, relazioni e, nei casi più avanzati, condizioni fisiche dovute alla malnutrizione. Per questo l’approccio descritto è multidisciplinare e coinvolge almeno il professionista della nutrizione e lo psicoterapeuta, con eventuale partecipazione medica quando le condizioni cliniche lo richiedono.

Sul fronte nutrizionale bisogna valutare le carenze, l’adeguatezza energetica e la varietà della dieta. Il compito non è però sostituire una lista rigida con un’altra lista rigida. La reintroduzione degli alimenti deve essere graduale, compatibile con il livello di paura e possibilmente condivisa con il percorso psicoterapeutico. Una strategia può consistere nel costruire una gerarchia degli alimenti temuti, partendo da quelli che generano minore ansia e procedendo progressivamente.

Sul fronte psicologico è necessario affrontare perfezionismo, pensieri ossessivi, bisogno di controllo e distorsioni cognitive. La terapia cognitivo-comportamentale viene indicata come un approccio utile proprio perché permette di lavorare sulle regole e sulle interpretazioni che sostengono il comportamento. In alcuni casi il medico può valutare anche un trattamento farmacologico, soprattutto quando sono presenti disturbi d’ansia, depressione o altri quadri associati.

Un passaggio delicato riguarda l’educazione alimentare. Fornire semplicemente una grande quantità di informazioni scientifiche può non essere sufficiente e, in alcuni soggetti, perfino aumentare lo stress: chi è già ossessionato dal controllo potrebbe utilizzare ogni nuova nozione per costruire ulteriori regole. Le informazioni devono quindi essere inserite dentro un lavoro che restituisca flessibilità, non trasformate in un nuovo manuale di perfezione.

La famiglia può avere un ruolo importante, soprattutto nei soggetti più giovani, riducendo conflitti, sostenendo il percorso e aiutando a riconoscere precocemente le ricadute. Il trattamento richiede tempo perché non si deve soltanto correggere cosa viene mangiato, ma modificare il significato attribuito al cibo. L’obiettivo finale è che la persona torni a utilizzare l’alimentazione come parte della propria vita e non come sistema attraverso cui misurare ogni giorno valore personale, sicurezza e controllo.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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