Nutrizionista · Reintroduzione degli alimenti
Come si possono reintrodurre gli alimenti che una persona con ortoressia ha imparato a temere?
La reintroduzione non dovrebbe essere un confronto di forza. Dire a una persona che deve mangiare immediatamente tutto ciò che ha escluso può aumentare l’ansia, la diffidenza e il rischio di abbandonare il percorso. La gradualità è invece parte integrante dell’intervento, perché il timore verso alcuni alimenti può essere diventato molto più importante delle loro reali caratteristiche nutrizionali.
Una strategia descritta consiste nel costruire una gerarchia dei cibi temuti. La persona, insieme al professionista, individua gli alimenti esclusi e li ordina da quelli che generano minore paura a quelli percepiti come più pericolosi. Si inizia dai primi, introducendoli in quantità e situazioni tollerabili, e si procede solo quando il livello di ansia diventa più gestibile.
Questo processo ha una doppia funzione. Sul piano nutrizionale amplia la varietà e permette di correggere eventuali carenze. Sul piano comportamentale dimostra, attraverso l’esperienza, che una regola può essere infranta senza che avvenga la conseguenza temuta. Non è quindi una semplice aggiunta di calorie o nutrienti: è un esercizio di recupero della flessibilità.
La persona deve essere parte attiva. Se il programma viene imposto dall’esterno, rischia di essere percepito come una nuova forma di controllo e di alimentare la resistenza. Condividere le scelte, discutere le paure e adattare la progressione consente invece di ricostruire fiducia sia verso il professionista sia verso il cibo.
Il percorso deve essere coordinato con il lavoro psicoterapeutico, perché alcune reazioni non dipendono da ciò che l’alimento contiene, ma dal significato simbolico che ha acquisito. Un biscotto, un piatto preparato da altri o un alimento industriale possono rappresentare perdita di controllo, impurità o fallimento morale. Reintrodurli significa quindi affrontare anche queste associazioni.
L’obiettivo non è arrivare a mangiare qualsiasi alimento in qualsiasi quantità. È tornare a scegliere sulla base di esigenze reali, preferenze, salute e contesto, senza che paura e rituali decidano al posto della persona. La vera riuscita non si misura soltanto dal numero di cibi reintrodotti, ma dalla capacità di modificare il proprio comportamento senza sentirsi minacciati o colpevoli.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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