Relazioni · Vivere accanto all’ortoressia
Come può cambiare la vita di chi sta accanto a una persona con ortoressia?
L’ortoressia non riguarda soltanto la persona che controlla il cibo. Quando la rigidità cresce, l’intero ambiente relazionale può essere costretto ad adattarsi. Una cena, una festa, un viaggio o un pranzo di famiglia smettono di essere semplici occasioni conviviali e diventano situazioni da pianificare in funzione degli alimenti disponibili, della modalità di preparazione e delle regole che non devono essere infrante.
I familiari e il partner possono trovarsi a modificare la spesa, evitare determinate ricette, rinunciare a ristoranti o accettare che la persona porti sempre il proprio pasto. All’inizio questi adattamenti possono sembrare attenzione e rispetto. Con il tempo, però, la richiesta può diventare sempre più ampia e ogni deviazione trasformarsi in una fonte di conflitto.
Le testimonianze riportate descrivono bene questa progressione. Il cibo finisce per occupare gran parte delle conversazioni; le festività generano ansia; chi prepara un pasto può essere guardato con diffidenza; il comportamento degli altri viene giudicato in base alla forma fisica o a ciò che mangiano. Quando ortoressia e vigoressia convivono, anche l’attività fisica può aumentare in modo compensatorio dopo un pasto ritenuto eccessivo o non conforme.
Per chi sta accanto alla persona è difficile trovare il giusto equilibrio. Assecondare ogni regola può contribuire a normalizzare il problema; opporsi frontalmente può produrre chiusura e conflitto. A complicare tutto c’è il fatto che, soprattutto nelle prime fasi, l’esterno può vedere soltanto una persona in forma, disciplinata e molto attenta alla salute. Il disagio rimane nascosto dietro un comportamento socialmente apprezzato.
Anche il giudizio reciproco alimenta l’isolamento. La persona con ortoressia può percepire gli altri come irresponsabili e incapaci di comprendere; familiari e amici possono rispondere considerandola capricciosa, arrogante o semplicemente priva di volontà di cambiare. In mezzo a queste due letture si perde la possibilità di riconoscere il disturbo.
Per questo il coinvolgimento dei familiari nel percorso terapeutico può essere importante. Non per attribuire colpe, ma per interrompere adattamenti disfunzionali, ridurre la tensione e ricostruire una relazione con il cibo in cui la convivialità possa tornare a esistere senza essere subordinata a un sistema di regole sempre più invadente.
Fonte di approfondimento
Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione
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