Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Fitness · Rischio negli sportivi

Chi pratica sport è davvero più esposto al rischio di ortoressia?

I dati esaminati indicano che gli sportivi e, più in generale, le persone molto coinvolte nel fitness rappresentano una popolazione nella quale i comportamenti ortoressici compaiono con maggiore frequenza rispetto a gruppi considerati meno esposti. Questo non significa che fare sport sia pericoloso o che l’allenamento provochi direttamente il disturbo. L’attività fisica resta un potente strumento di salute. È il contesto psicologico e comportamentale nel quale viene praticata a poter modificare il rischio.

Lo sport rende l’alimentazione oggettivamente importante. Un atleta deve considerare energia, recupero, distribuzione dei pasti, idratazione e talvolta integrazione. Proprio questa necessità reale può rendere più difficile distinguere tra attenzione appropriata e progressiva rigidità. Una regola inizialmente funzionale può essere esasperata e trasformarsi in un criterio assoluto, soprattutto quando il risultato estetico o prestativo diventa parte centrale dell’identità.

Nel campione di duemila persone interessate al fitness, la presenza di sintomi misurati con ORTO-15 risultava elevata. Le percentuali erano particolarmente alte tra chi si allenava sei o sette giorni alla settimana e tra i soggetti con probabili segni di vigoressia. Anche le discipline orientate a forza e ipertrofia mostravano valori superiori rispetto ad alcune altre attività. Si tratta di associazioni, non di rapporti automatici di causa-effetto, ma delineano un quadro coerente con l’idea che l’esasperazione del controllo corporeo e alimentare possa rafforzarsi reciprocamente.

A rendere vulnerabile lo sportivo è anche l’approvazione esterna. Un corpo atletico può mascherare il problema: chi restringe sempre più la dieta e si allena compulsivamente riceve spesso complimenti, almeno nella fase iniziale. Questo rende più difficile riconoscere che salute e aspetto estetico non coincidono necessariamente.

La prevenzione dovrebbe quindi concentrarsi non sul ridurre la pratica sportiva, ma sul mantenere criteri di flessibilità. Allenarsi molto non è patologico se esiste recupero, adattamento e possibilità di modificare il programma. Mangiare con attenzione non è patologico se la dieta resta varia e compatibile con la vita sociale. Il rischio cresce quando il comportamento non può più essere adattato senza ansia e quando il valore personale viene progressivamente misurato attraverso corpo, allenamento e disciplina alimentare.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

Fonte di approfondimento

Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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