Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Famiglia · Supporto

Che ruolo può avere la famiglia quando una persona mostra segni di ortoressia?

La famiglia può essere una risorsa fondamentale, soprattutto quando il problema riguarda adolescenti o giovani adulti, ma il suo ruolo non consiste nel controllare ogni boccone o nel trasformarsi in una squadra di sorveglianza. Il primo compito è riconoscere che il comportamento merita attenzione e facilitare l’accesso a un supporto professionale senza minimizzare né drammatizzare.

I segnali possono emergere nella vita quotidiana: eliminazione crescente di alimenti, rifiuto di mangiare fuori casa, ansia quando il pasto non è preparato secondo regole precise, isolamento, discussioni continue sul cibo, aumento dell’attività fisica, perdita di peso o cambiamenti emotivi. Chi vive accanto alla persona può notare queste variazioni prima che il diretto interessato le riconosca come problematiche.

Due atteggiamenti estremi sono poco utili. Il primo è minimizzare: “è solo una fase”, “almeno mangia sano”, “meglio così che mangiare male”. Il secondo è entrare in una lotta quotidiana, commentando ogni scelta e costringendo la persona a mangiare. Entrambi rischiano di aumentare la distanza. La posizione più efficace è accettare la realtà del problema e agire in modo propositivo, sostenendo il percorso terapeutico.

Il coinvolgimento familiare può aiutare anche a ridurre tensioni e comprendere dinamiche che mantengono il disturbo. Questo non significa attribuire alla famiglia la colpa dell’ortoressia. I DCA hanno natura multifattoriale e, per l’ortoressia in particolare, i dati disponibili non permettono di considerare la pressione familiare come causa principale.

La famiglia può inoltre proteggere la normalità dei momenti conviviali. Evitare di trasformare ogni pasto in un interrogatorio, non utilizzare il cibo come premio o punizione, limitare commenti sul corpo e sul peso e mantenere un clima rassicurante può ridurre il carico emotivo.

Quando la persona rifiuta il problema, la famiglia può trovarsi in una posizione difficile. In questi casi è utile chiedere indicazioni ai professionisti anche per capire come comunicare. L’obiettivo non è vincere una discussione sulla nutrizione, ma creare le condizioni perché la persona possa riconoscere la sofferenza e accettare un aiuto senza sentirsi giudicata o umiliata.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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