Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Comportamento alimentare · Neofobia

Che cos’è la neofobia alimentare e in cosa differisce dall’ortoressia?

La neofobia alimentare è l’avversione verso alimenti nuovi o non familiari. Compare tipicamente nell’infanzia, soprattutto tra i due e i cinque anni, e viene interpretata anche come un comportamento con una possibile funzione protettiva: nel momento in cui il bambino acquista maggiore autonomia e inizia a muoversi e scegliere più liberamente, la cautela verso ciò che non conosce può ridurre il rischio di ingerire sostanze potenzialmente dannose.

Con la crescita e con l’aumento delle competenze questa diffidenza dovrebbe ridursi. Il bambino impara a distinguere ciò che è commestibile, amplia l’esperienza sensoriale e costruisce progressivamente un repertorio alimentare più ampio. In alcuni casi, però, la neofobia persiste e può essere riscontrata anche nell’adulto e nell’anziano. Quando diventa marcata, la scarsa varietà alimentare può peggiorare la qualità complessiva della dieta.

L’ortoressia è un fenomeno differente. Il soggetto non evita necessariamente un alimento perché è nuovo: può conoscerlo perfettamente e averlo consumato per anni, ma iniziare a rifiutarlo perché lo considera impuro, poco sano, contaminante o incompatibile con il proprio sistema di regole. La motivazione è quindi diversa. Nella neofobia domina la diffidenza verso la novità; nell’ortoressia domina la ricerca ossessiva di una qualità alimentare percepita come corretta.

Esiste tuttavia un punto di contatto. Entrambi i comportamenti possono restringere progressivamente la varietà della dieta e rendere più difficile mangiare in contesti diversi. Per questo sono state esplorate possibili correlazioni tra neofobia e ortoressia, senza che le due condizioni debbano essere confuse.

Un adulto che non ama provare pietanze sconosciute non è automaticamente ortoressico. Analogamente, una persona con ortoressia può essere disposta a sperimentare nuovi alimenti, purché rientrino nella categoria di quelli che considera sicuri. Per comprendere il comportamento bisogna quindi chiedersi non solo “cosa evita?”, ma soprattutto “perché lo evita?”. Il significato attribuito all’esclusione è spesso più informativo dell’elenco degli alimenti eliminati.

Copertina di Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

Fonte di approfondimento

Ortoressia: quando il cibo diventa ossessione

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