Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Gravidanza · Sicurezza

Quali segnali durante l’allenamento in gravidanza devono far fermare e chiedere un parere medico?

Allenarsi in gravidanza può essere sicuro e utile, ma richiede una maggiore capacità di ascoltare ciò che accade durante lo sforzo. Alcuni segnali non devono essere interpretati come semplice fatica da superare con forza di volontà. Se compaiono sintomi anomali, la seduta va interrotta e la situazione deve essere valutata dal medico.

Tra i campanelli d'allarme rientrano sanguinamenti, capogiri importanti, dolore addominale o toracico, mal di testa marcato, debolezza generale e una sensazione di affaticamento nettamente superiore a quella attesa. In gravidanza il criterio non deve essere “resistere un po' di più”, perché l'obiettivo dell'esercizio è sostenere la salute, non raggiungere un risultato prestativo a qualsiasi costo.

La sicurezza comincia però ancora prima della comparsa dei sintomi. Una donna con patologie cardiache, malattie polmonari restrittive, ipertensione gestazionale, placenta previa, storia di parti prematuri o altre condizioni cliniche particolari dovrebbe discutere preventivamente il programma con il proprio medico. Anche situazioni meno nette, come aritmie, ipertiroidismo o sedentarietà molto radicata, richiedono una valutazione più attenta.

Conta anche l'ambiente. Temperature elevate e umidità rendono più difficile disperdere il calore e aumentano il rischio di ipertermia. Per questo è opportuno allenarsi in locali arieggiati, scegliere abbigliamento adeguato, bere regolarmente e ridurre intensità o durata quando le condizioni esterne lo richiedono.

Un altro errore è confrontare il proprio livello di attività con quello di altre donne. La stessa gravidanza può essere vissuta in modo molto diverso e ciò che è perfettamente tollerabile per una persona già allenata può essere eccessivo per chi ha iniziato da poco. Anche nella stessa donna le sensazioni possono cambiare da una settimana all'altra.

Riconoscere un campanello d'allarme non significa vivere l'attività con paura. È esattamente il contrario: conoscere i limiti rende possibile allenarsi con maggiore serenità. La prudenza utile non consiste nell'evitare ogni movimento, ma nel sapere quando un normale affaticamento resta compatibile con l'esercizio e quando, invece, il corpo sta chiedendo di interrompere e approfondire.

Copertina di Attivi, sani e felici

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Attivi, sani e felici

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