Gioco · Benessere
Il gioco è utile soltanto ai bambini oppure può avere benefici anche negli adulti e negli anziani?
Il gioco non perde automaticamente il proprio valore con la fine dell'infanzia. Cambiano le modalità, gli interessi e i contesti, ma rimangono molte delle funzioni che rendono l'attività ludica utile: coinvolgimento cognitivo, piacere, socialità, capacità di adattarsi a regole e situazioni nuove, possibilità di sperimentare senza attribuire all'errore lo stesso peso che avrebbe in un contesto prestativo.
Nei bambini il gioco è uno strumento fondamentale per sviluppare pensiero, linguaggio, capacità motorie e relazioni. Permette di provare comportamenti nuovi in una situazione nella quale l'insuccesso non ha conseguenze rilevanti: si cambia strategia, si riprova o si passa ad altro. È proprio questa libertà a renderlo un potente mezzo di apprendimento.
Negli adulti e negli anziani alcune di queste caratteristiche restano preziose. Un gioco da tavolo, un'attività interattiva o una situazione ludica di gruppo richiedono attenzione, memoria, decisione, comprensione delle regole e interazione con gli altri. In questo senso possono contribuire a mantenere attive funzioni cognitive e competenze sociali, oltre a produrre una percezione immediata di benessere e soddisfazione.
L'aspetto relazionale merita particolare attenzione. Giocare significa quasi sempre condividere uno spazio, anche quando è virtuale. Riduce l'isolamento, offre un argomento comune e crea occasioni di contatto che, soprattutto con l'avanzare dell'età, possono diventare importanti quanto l'attività in sé. Le ricerche riportate mostrano miglioramenti del benessere percepito dopo sessioni di gioco sia in giovani adulti sia in persone anziane, con risultati interessanti anche in esperienze rivolte a soggetti con declino cognitivo.
Non è necessario attribuire al gioco effetti terapeutici che non può garantire. È sufficiente riconoscerne il valore come parte di uno stile di vita ricco di stimoli. Muoversi, apprendere, mantenere relazioni, affrontare attività nuove e divertirsi non sono esigenze infantili: accompagnano l'intero ciclo di vita.
La domanda quindi non dovrebbe essere quando diventiamo troppo grandi per giocare, ma quanto spazio continuiamo a lasciare ad attività prive di un obiettivo produttivo immediato e capaci, proprio per questo, di esercitare mente, emozioni e relazioni in modo spontaneo.
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