Infanzia · Gioco libero
I vecchi giochi di strada avevano davvero un valore motorio che oggi rischiamo di perdere?
I giochi di strada non erano perfetti e non è utile idealizzare il passato, ma possedevano una caratteristica difficile da ignorare: obbligavano a muoversi molto e in modi estremamente vari. Camminare per raggiungere gli amici, correre, saltare, arrampicarsi, andare in bicicletta, inventare regole e adattarsi a spazi non progettati specificamente per il gioco producevano una quantità di stimoli motori elevata e poco standardizzata.
Oggi molte di quelle condizioni sono cambiate. Traffico, organizzazione urbana, minore autonomia dei bambini e percezione della sicurezza rendono difficile riproporre esattamente lo stesso modello. Il problema però non è recuperare nostalgicamente la strada, ma capire quali elementi di quell'esperienza siano utili.
Il primo è l'improvvisazione. Nei giochi non strutturati il bambino deve risolvere continuamente problemi motori: come superare un ostacolo, dove appoggiare il piede, quanto forte lanciare, come evitare un compagno. Questo sviluppa adattamento e coordinazione in modo diverso rispetto alla ripetizione di gesti sempre uguali.
Il secondo è l'autonomia. Le regole vengono spesso negoziate dal gruppo e i bambini imparano a gestire conflitti, turni, cooperazione e piccoli rischi. Anche questa è parte dell'educazione motoria.
Alcune discipline moderne, come il parkour, recuperano diversi elementi dei vecchi giochi di strada: uso creativo dell'ambiente urbano, superamento di ostacoli, corsa, salti e arrampicate. Naturalmente la spettacolarizzazione mediatica non deve essere confusa con la pratica educativa: per i più giovani le difficoltà devono essere proporzionate e proposte in sicurezza.
Lo stesso principio può essere ricreato in palestra, in un parco o perfino in casa. Percorsi, palle, corde, cuscini, linee sul pavimento e piccoli ostacoli permettono di costruire situazioni nelle quali il bambino deve adattarsi e inventare soluzioni.
Quello che rischiamo di perdere non è quindi un gioco specifico, ma il tempo dedicato al movimento libero e non completamente diretto dagli adulti. Recuperare questa dimensione significa affiancare allo sport organizzato esperienze meno prevedibili, nelle quali il bambino possa esplorare, sbagliare e trovare autonomamente un modo per riuscire.
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