Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Scuola · Attività fisica

Fare sport o muoversi di più può migliorare anche il rendimento scolastico?

L'idea che il tempo dedicato al movimento venga sottratto allo studio è molto radicata, ma descrive male il rapporto tra attività fisica e apprendimento. Nei bambini e negli adolescenti i livelli di attività motoria sono associati positivamente a diverse funzioni cognitive e, in molti studi, anche al rendimento scolastico. Punire un ragazzo togliendogli lo sport perché ha preso un brutto voto rischia quindi di eliminare proprio una delle attività che possono sostenerne il benessere e la capacità di apprendere.

Muoversi richiede attenzione, coordinazione, controllo degli impulsi, adattamento a situazioni variabili, memoria di regole e capacità di prendere decisioni. Questi processi non restano confinati alla palestra o al campo sportivo. Il cervello è un sistema plastico e le esperienze motorie contribuiscono a sviluppare reti che partecipano anche a funzioni cognitive più generali.

L'attività fisica agisce inoltre su fattori che indirettamente influenzano lo studio. Può ridurre la tensione accumulata durante ore trascorse seduti, migliorare l'umore, favorire il sonno e offrire una pausa reale rispetto alla continua esposizione a compiti e schermi. Un ragazzo che dorme meglio, gestisce più efficacemente lo stress e ha occasioni per scaricare energia dispone di condizioni più favorevoli anche per concentrarsi.

Negli sport e nei giochi di gruppo entrano poi in gioco capacità sociali: rispetto di regole, cooperazione, gestione della frustrazione, accettazione dell'errore, fiducia nei compagni. Sono competenze che partecipano alla vita scolastica tanto quanto alla pratica sportiva.

Questo non significa che più sport equivalga automaticamente a voti più alti, né che l'attività fisica possa compensare difficoltà specifiche di apprendimento. Il rapporto è più complesso e dipende dalla qualità dell'esperienza, dalla regolarità e dal contesto. Ma considerare il movimento una materia sacrificabile rispetto alle discipline considerate più importanti è poco coerente con ciò che sappiamo sullo sviluppo.

La scuola ha certamente un ruolo, ma spesso le ore dedicate all'attività motoria non raggiungono le quantità necessarie. Famiglia e contesto extrascolastico diventano quindi essenziali. Non per aggiungere un altro obbligo alla giornata, ma per restituire al movimento il posto che dovrebbe avere: una componente dello sviluppo, non una ricompensa da concedere solo quando tutto il resto è andato bene.

Copertina di Attivi, sani e felici

Fonte di approfondimento

Attivi, sani e felici

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