Neuroscienze · Movimento
Come fa l’attività fisica a modificare il cervello e che ruolo ha il BDNF?
Il cervello è un organo plastico, capace di modificare struttura e funzione in risposta agli stimoli. L'attività fisica rappresenta uno di questi stimoli perché cambia il flusso sanguigno, l'attività dei neurotrasmettitori e la produzione di molecole coinvolte nella sopravvivenza e nella crescita delle cellule nervose.
Tra queste molecole il BDNF, Brain-Derived Neurotrophic Factor, occupa un ruolo centrale. È una neurotrofina che favorisce la plasticità sinaptica, sostiene i neuroni e partecipa ai processi di apprendimento e memoria. L'esercizio può aumentarne la disponibilità attraverso meccanismi che coinvolgono sia il sistema nervoso sia segnali provenienti dalla periferia.
Il muscolo in movimento non è infatti una semplice macchina meccanica. Durante l'esercizio produce e modifica molecole che possono comunicare con altri organi. Anche il fegato, il tessuto adiposo, l'intestino e il microbiota partecipano a una rete di segnali che raggiunge il cervello direttamente o attraverso vie neuroendocrine.
L'aumento di BDNF si inserisce quindi in un processo più ampio. L'attività fisica può favorire neurogenesi in aree coinvolte nella memoria, migliorare l'efficienza delle connessioni e sostenere adattamenti utili a gestire nuovi apprendimenti. Non sorprende che nei bambini il movimento sia associato a funzioni cognitive e rendimento scolastico e che, negli anziani, una vita attiva sia collegata a una migliore conservazione delle capacità cognitive.
Il beneficio non dipende soltanto dal movimento ripetitivo. Attività che richiedono coordinazione, apprendimento di gesti nuovi, orientamento e decisione aggiungono uno stimolo cognitivo alla componente metabolica.
Anche l'intensità e la regolarità contano. Uno stimolo adeguato induce adattamento; uno stimolo eccessivo può invece aumentare stress e compromettere il recupero. Il cervello, come il muscolo, risponde meglio a una sollecitazione proporzionata.
Il BDNF non è quindi una sostanza da “attivare” con un esercizio particolare, ma uno dei mediatori che aiutano a comprendere perché il movimento produca effetti oltre il sistema muscolo-scheletrico. Allenarsi significa inviare al cervello un messaggio biologico: l'organismo deve adattarsi, imparare e mantenere efficienti le reti che gli permettono di rispondere all'ambiente.
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