Sport e vitamina D per la salute del cuore

Argomento della 295° puntata - 20-06-2017:

I ricercatori della Johns Hopkins University hanno reso disponibili i risultati di una ricerca condotta su oltre 10.000 persone per un lasso temporale di 20 anni. E’ risaputo da sempre che sia l’attività fisica che la vitamina D possono avere ottime ripercussioni sulla salute del cuore, ma lo studio è stato finalizzato a comprenderne le reciproche interazioni.

L’attività fisica infatti sembra in grado di migliorare i depositi di vitamina D e la concomitante presenza di buone dosi di questa vitamina assieme all’attività fisica sono reciprocamente in grado di influenzarsi al fine di avere delle ottime ricadute sulla salute cardiaca.

Lo studio, come gli stessi ricercatori segnalano, è di tipo osservativo, quindi sono ancora in corso le analisi dei dati connessi con la relazione causa-effetto

E’ evidente che nel frattempo è possibile migliorare la presenza di entrambi questi fattori nella vita di ciascuno, tanto più in questo periodo dell’anno dato che l’esposizione alla luce del sole influenza direttamente la sintesi di vitamina D da parte del corpo.

Vitamina D che è peraltro imputata anche nel metabolismo del calcio e quindi della corretta formazione della struttura ossea, a sua volta preservata da processi di degenerazione grazie all’attività fisica. Vitamina D che talvolta può essere carente come effetto di alcune mode alimentari che vengono fatte passare come innovativi e corretti regimi dietetici e che, attraverso delle semplificazioni fuorvianti, rischiano di comprometterne l’assunzione.

I pesci grassi come il salmone ne sono particolarmente ricchi, così come il tuorlo, il latte e i suoi derivati.

Per quanto riguarda l’attività fisica, lo studio ha preso in esame soggetti che si limitavano a poco più di 2 ore e mezzo di attività blanda a settimana o almeno un’ora e mezza di attività media o intensa. Dallo studio è emerso che i soggetti che rispettavano questo livello minimo di attività fisica avevano dei livelli di vitamina D significativamente maggiori e questi due elementi si sono associati ad una riduzione del 23% rispetto ai rischi cardiovascolari come infarto, ictus, o morte per cause cardiache.

Il medesimo calo non si è osservato in soggetti che, pur attivi, avevano per altre ragioni dei bassi livelli di vitamina D. Sebbene il corpo sia capace di produrre vitamina D sotto l’effetto dell’esposizione alla luce del sole, tale produzione endogena soddisfa spesso il fabbisogno, ma non innalza i valori ai livelli adeguati a scopo preventivo.

La ricerca è ancora lunga e questi sono solo dei risultati preliminari, ma considerata la stagione, la grande disponibilità di sole, approfittarne per fare attività fisica e incrementare i livelli di vitamina D non può che avere degli esiti positivi.