Se non fa male non è efficace… ma è proprio vero?

Argomento della 235° puntata - 23-02-2016:

Quando si parla di allenamento purtroppo molti dimostrano di aver confuso l’importanza della dedizione con il bisogno di espiare i propri peccati. Questo continuo reiterare il “no pain no gain” di preistorica fattura, non fa altro che allontanare le persone dal mondo del fitness.

Schiere di palestrati (non è un caso che tale termine abbia assunto un’accezione negativa) che trascorre il tempo dileggiando e deridendo chi non si allena, o chi non si allena come loro o non si sottopone a qualche penitenza alimentare, convinti forse che in questo modo altri seguiranno la stessa strada!

Ipotizziamo uno studente con poca voglia di studiare, invece di mettergli in mano un bel libro, avvincente, e che lo invogli nella lettura, iniziamo a insultarlo, gli forniamo un trattato di filosofia e lo facciamo studiare sulle ginocchia mangiando solo riso in bianco e pollo, e lo avvisiamo che se il giorno dopo non si presenta con le occhiaie non va bene. Quale credete che possa essere il risultato? Quello di appassionarlo?

Siamo proprio sicuri che coloro i quali inneggiano a un sacrificio di tipo fondamentalista vivano con serenità e piacere ciò che fanno e non stiano invece cercando di colmare qualche insicurezza?

Forse è il caso di ritornare con i piedi per terra, il concetto stesso di sofferenza è un errore a monte, se perseguo ciò che mi piace non sto soffrendo, mi sto applicando! Inutile “intimorire” chi ancora non ne comprende il senso e le dinamiche, è più logico indurli in altro modo ad appassionarsi e avvicinarsi al mondo del fitness… se davvero le intenzioni sono quelle di fare proseliti. Se invece si usa ancora il concetto della sofferenza come elemento per sentirsi “migliori” allora è probabile che del fitness non si sia ancora compreso il senso.