Latte: meglio berlo o evitarlo? Quale latte scegliere?

Argomento della 406° puntata - 03 marzo 2020

Da quando esistono i social network pochi alimenti come il latte e i suoi derivati sono diventati oggetto di disinformazione, talvolta con la complice e interessata partecipazione di soggetti di spicco del mondo accademico, che nelle loro ricerche scientifiche scrivono qualcosa, e nei loro video su youtube affermano l’esatto opposto.

Non è insolito leggere che il latte faccia male, che addirittura indebolisca le ossa, che provochi il cancro, o che non sia naturale berlo perché le altre specie animali non lo fanno (scambiando le capacità con le volontà), allo stesso modo molte farmacie, diventate ormai dei supermercati con la logica imprenditoriale dei venditori dei numeri del lotto, non contente di vendere zucchero a migliaia di euro al kg attraverso quelli che chiamano rimedi omeopatici, si sono messe a vendere anche test per le intolleranze alimentari che, di scientifico, non hanno assolutamente nulla.

Ma in un periodo storico in cui il cibo è davvero troppo, qualsiasi strumento, per quanto privo di logica, ce ne faccia assumere di meno, ci porterà ad avere dei benefici, convincendoci davvero che il problema era il latte o qualche altro incolpevole alimento.

Detto questo, e chiarito che il latte non solo non provoca il cancro ma ci sono evidenze scientifiche sul suo ruolo preventivo per il tumore del colon e probabilmente per quello della prostata, occorre evidenziare che il latte non è tutto uguale, e in particolare la % di grasso in esso contenuta è stata messa in relazione con il fisiologico processo degenerativo dei telomeri, ossia delle specie di cappucci che proteggono le estremità dei nostri cromosomi rendendoli più stabili nel corso dell’invecchiamento.

D.: La domanda spontanea è quale latte sia meglio utilizzare? E ci sono problemi nell’uso di “latte vegetale”?

Secondo questa specifica ricerca, condotta su oltre 5000 persone, sarebbe da preferire il latte parzialmente scremato rispetto al latte intero, poiché è proprio la percentuale di grasso che sembra direttamente coinvolta con la stabilità dei telomeri. Non vi sono invece altre significative differenze da questo punti di vista riguardo altri tipi di latte animale che, in ogni caso, è un alimento e non una bevanda, e come tutti gli alimenti deve essere usato con le giuste quantità, e un bicchiere massimo due al giorno sono una soglia più che sufficiente di assunzione.

I latte cosiddetto vegetale, che tecnicamente non dovremmo neppure chiamare latte, è una valida alternativa per chi ne gradisce il gusto o sposta scelte alimentari di tipo vegano e non gradisce il latte animale, ma senza tirare in ballo questioni connesse con rischi per la salute, a patto (ma questo vale per ogni prodotto) che non vi siano contaminazioni di sorta. Allo stesso modo può essere un sostituto per gli intolleranti al lattosio, sebbene per questi ultimi esistano anche prodotti appositi con latte delattosato.

Attenzione solo ai soggetti in età evolutiva, sostituire precocemente il latte animale con altre bevande può avere ripercussioni perfino sulla crescita staturale, e inoltre su questi ultimi il latte intero può contribuire a ridurre i casi di obesità e sovrappeso. Ma questo è un altro discorso.

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Approfondimenti: Larry A. Tucker. Milk Fat Intake and Telomere Length in U.S. Women and Men: The Role of the Milk Fat Fraction. Oxidative Medicine and Cellular Longevity, 2019;

Shelley M Vanderhout, Mary Aglipay, Nazi Torabi, Peter Jüni, Bruno R da Costa, Catherine S Birken, Deborah L O’Connor, Kevin E Thorpe, Jonathon L Maguire. Whole milk compared with reduced-fat milk and childhood overweight: a systematic review and meta-analysis. The American Journal of Clinical Nutrition, 2019