La (vera) dieta della longevità

Argomento della 297° puntata - 04-07-2017:

Ci si imbatte frequentemente in stili alimentari che promettono di allungare la vita regalando anni di gioia e salute a ciascuno di noi, e su questo non mancano programmi televisivi pseudogiornalistici che volentieri si lanciano nel tentativo di creare uno scoop.

Poi però, a leggere bene, ci sono una serie di problemi a cascata, che vanno da incerti dati scientifici sul reale funzionamento, a ipotesi che partono da studi in vitro, sino ovviamente ad essere connesse con qualche soldo da pagare in un modo o nell’altro agli ideatori del format per poter avere accesso ai nuovi elisir di lunga vita.

Nell’ultimo periodo si è molto parlato di diete basate sul digiuno o, qualcosa di simile, legate a un successivo impianto di marketing e ad una relativa complessità sotto il profilo della gestione pratica oltre che economica.

Altre volte si effettua l’esaltazione di spezie e prodotti miracolosi che, non si sa mai bene perchè, si narra abbiano delle virtù portentose, ma spesso di portentoso c’è solo il prezzo al kg.

Poichè anche noi non vogliamo farci mancare nulla, ho pensato che magari un piccolo consiglio potremmo provare a fornirlo, nulla di miracoloso ma perlomeno ha una solida base scientifica.

Uno dei metodi per rilevare il processo di invecchiamento e di danno cellulare su un soggetto è connesso alla misurazione delle dimensioni dei telomeri. Senza rendere complicate le cose, in considerazione delle caratteristiche leggere della nostra rubrica, diciamo che i telomeri sono una specie di cappuccio che si trova alle estremità dei nostri cromosomi con lo scopo di proteggerli da una serie di danni che possono occorrere. Uno dei fattori che provoca l’invecchiamento organico e cellulare è dato dallo stress ossidativo, elemento che può essere “agevolmente” valutato misurando proprio le dimensioni dei telomeri, più sono integri e meno siamo statti aggrediti dallo stress ossidativo.

Ebbene uno studio condotto con biomarcatori ha rilevato che l’introduzione giornaliera di uno o due kiwi (per l’esattezza del tipo actinidia chinensis) nella comune alimentazione, in appena 4 settimane ha determinato un netto miglioramento nella condizione dei telomeri, segno evidente del ruolo protettivo nei confronti dello stress ossidativo e dell’invecchiamento in generale. A questo si somma una maggiore stabilità dei lipidi plasmatici e una riduzione dell’aggregazione piastrinica, tutti elementi favorevoli nel prevenire anche problemi cardiocircolatori.

Tutto questo non rende il kiwi un frutto miracoloso, ma è un prodotto di facile accesso, economico e che può essere consumato con facilità e in modo regolare. Perchè anche elementi molto vantaggiosi non possono essere sfruttati quando implicano una grande complessità.

Attenzione solo a non ragionare come siamo abituati a fare con l’idea che se un kiwi va bene, mangiarne 10 va meglio, perchè questo non è vero, e attenersi ad un consumo regolare è molto più vantaggioso che abusarne.