Istruttori di fitness e allenamento femminile

Argomento della 365° puntata - 26 feb 2019:

Quando si parla delle comuni sessioni allenanti, quelle che non vengono strutturate per ragioni connesse alla preparazione atletica, al recupero funzionale ecc., siamo sempre tutti propensi a credere che uomini e donne indistintamente scelgano di sottoporsi ad allenamenti più o meno intensi con il principale scopo di perfezionare il loro aspetto fisico, e che nulla come questo elemento possa migliorarne l’umore, l’autostima e la voglia di proseguire. In altri termini la motivazione che spinge a compiere il “sacrificio” di allenarsi è prevalentemente connessa con i risultati estetici, con la voglia di dimagrire, e di conseguenza centri fitness, istruttori e campagne pubblicitarie investono e dirigono la loro comunicazione in questi termini, promuovendo e correlando ogni singola attività fisica ai riscontri in termini di grasso perso, calorie bruciate, bicipiti aumentati ecc.

In pochi si sono soffermati a misurare scientificamente l’impatto emotivo di una simile condotta motivazionale, che è estremamente importante soprattutto nella prima fase dell’approccio al lavoro, poiché quando i risultati si concretizzano, sono essi stessi elemento motivante nel proseguire.

Tuttavia uno studio molto recente pubblicato nel 2018 sul Journal of Clinical Sport Psychology e condotto presso la Northwestern University, ha dimostrato che le cose non stanno esattamente in questo modo, e che la motivazione psicologica, l’appagamento emotivo derivante dall’allenamento ha un impatto completamente differente a seconda del modo in cui viene proposto dagli istruttori.

Lo studio è stato condotto su gruppi di donne sottoposte a condizionamento muscolare rispetto alle quali gli istruttori hanno adottato due differenti strategie di comunicazione. In un caso presentando il lavoro ed enfatizzando i vantaggi in termini di performance, ad esempio descrivendo che i muscoli coinvolti e l’esercizio proposto era determinante per correre, saltare, per fare degli sprint o per avere delle ricadute positive in termini di salute. Nell’altro caso il medesimo lavoro è stato proposto enfatizzando elementi di natura estetica, ad esempio segnalando che la cellulite si sarebbe attenuata o scomparse, che si trattava di un allenamento che avrebbe ridotto gli accumuli di grasso ecc.

Al termine è stato misurato lo stato d’animo e la motivazione dei due gruppi di studio evidenziando come nel primo caso il livello di appagamento e soddisfazione, la motivazione nel proseguire il lavoro era maggiore, così come il senso di appagamento nei confronti del proprio corpo. Nel secondo caso, quando l’enfasi era correlata ad aspetti estetici, il grado di soddisfazione e motivazione era del tutto differente, e anche la persistenza di una immagine corporea rispetto alla quale si sentivano a disagio, al punto da affermare di vergognarsi del proprio aspetto fisico, è stata la sensazione registrata un maggior numero di volte.

Tutto questo non è un elemento marginale da qualsiasi prospettiva lo si intenda osservare. Dal lato apparentemente banale di istruttori e centri fitness, è determinante poter rimuovere sensazioni e percezioni negative connesse al corpo dei loro clienti, perché questa sensazione è uno dei principali freni rispetto all’inizio e al mantenimento costante degli impegni allenanti, acquisire e fidelizzare un cliente passa in modo imprescindibile da questa strada. Chi è del settore avrà sentito centinaia di volte la frase “devo dimagrire per poi iscrivermi in palestra”, proprio perché spesso le persone sono timorose e imbarazzate dal confronto con chi i risultati li ha già ottenuti. Sul fronte dei fruitori dei centri sportivi è altrettanto lampante che poter percepire sensazioni positive in quel difficile lasso temporale che separa l’inizio dell’attività fisica, l’iscrizione in palestra, con l’arrivo dei primi evidenti segni di miglioramento, permette di aumentare la costanza, la motivazione con la quale ci si allena. Elemento determinate per concretizzare realmente i risultati ottenuti. L’aspetto emotivo e psicologico quando si parla di attività fisica o di alimentazione non è mai da sottovalutare, e sempre più di frequente nei casi più gravi l’approccio al cliente dovrebbe essere multidisciplinare, coinvolgendo la figura dello psicologo, del nutrizionista e dell’esperto delle attività motorie.Tornando allo specifico risultato dello studio, spero mi sarà concesso un piccolo atto di vanità, segnalando come già nel 2012, 5 anni prima dello studio e 6 anni prima della presentazione dei risultati, ho pubblicato il volume Fitness Motivazionale, interamente incentrato sulla motivazione e fidelizzazione del cliente da realizzarsi attraverso una comunicazione che lascia da parte i meri aspetti estetici per valorizzare e comunicare l’impatto su performance e salute che spesso non è semplicemente marginalizzato, ma è del tutto ignorato da fruitori e (purtroppo) da molti istruttori.